Lo scorso 29 luglio un articolo intitolato “Il Credit Suisse era l’allievo modello” è stato pubblicato sul portale swissinfo.ch.
Ne riportiamo alcuni passaggi tra i più significativi
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“Il Credit Suisse è andato a picco. Soltanto così si può spiegare l’evoluzione della grande banca negli ultimi quattro-cinque trimestri – scrive il Tages Anzeiger parlando del momento difficile della banca zurighese.
“Non c’è nulla che funzioni nel regno delle banche – scrive invece Le Matin.
È infatti stata grande la sorpresa alla notizia della soppressione di 2’000 posti di lavoro e dei risparmi di un miliardo di franchi annunciati giovedì dal Credit Suisse, che era considerato fino a ieri l’allievo che le altre banche dovevano prendere come modello.
Ora, invece questa immagine è stata offuscata dall’attuale crisi del debito e dal franco forte.

Il Tages Anzeiger sottolinea che il secondo istituto bancario elvetico si era lasciato alle spalle meglio di altri la crisi finanziaria e per questo veniva considerata la “nave ammiraglia”.
Aspetto evidenziato anche dalla Neue Zürcher Zeitung. “Il CS aveva fatto quasi tutto giusto. Aveva superato la crisi meglio della concorrenza, si era preparato al periodo dopo la crisi. Tuttavia, dopo Goldman Sachs, HSBC o UBS, anche il Credit Suisse deve fare i conti con un ampio pacchetto di risparmio”.

Per il Tages Anzeiger, il Ceo Brady Dougan si è lasciato prendere dall’euforia e ha voluto approfittare delle situazione favorevole. “Ha fiutato la possibilità di strappare fette di mercato alla concorrenza indebolita. Ha così impiegato dalla fine del 2009 più di 3000 nuovi collaboratori”.
Poi proprio quelli che aveva ammesso a bordo sono diventati “zavorra” da gettare in mare. “Attualmente, nessun’altra grande banca registra costi tanto elevati. Nella banca di investimento dei 100 franchi di reddito, quasi 90 se ne vanno in costi”.

“Contrariamente a quanto annunciato da UBS, il Credit Suisse continua a puntare sul suo modello di banca integrata – scrive Le Temps, secondo il quale il CS “è penalizzato da una struttura dai costi inflessibili (…) Dopo la crisi, CS e UBS hanno commesso l’errore di aumentare la parte fissa dei salari dei banchieri d’affari, con effetti disastrosi”.