L’ultima battaglia della guerra di Libia si gioca a Sirte. Tutti sperano finisca presto. Le nuove autorità libiche vogliono proclamare la liberazione ufficiale del paese, in sospeso sino a quando cadrà l’ultimo bastione fedele al colonnello Gheddafi (che si nasconderebbe fra le sue mura con almeno uno dei suoi figli).
Caduta Sirte si potrà avviare la sospirata transizione politica verso le elezioni che formeranno dapprima il governo e poi porteranno alla scelta di un presidente.

Le forze lealiste che si battono per impedire la caduta di Sirte hanno ridotto gli abitanti di questa città a meri scudi umani. Quanti sono i civili presi in trappola dai combattimenti? Alla sede della Nato nessuno lo sa con certezza. Prima della rivolta la città contava circa 100mila abitanti. Migliaia hanno potuto fuggire durante una pausa nei combattimenti, prima dell’assalto finale delle truppe del Consiglio libico di transizione.
A Sirte restano però intere famiglie, donne, vecchi, bambini, prigionieri di una guerra urbana che comporta un paradosso: l’intervento della Nato in Libia, eseguito per la libertà dei civili e voluto dalle Nazioni Unite cauziona di fatto, a Sirte, un assedio e un’offensiva da parte delle forze ribelli che mette i civili in grave pericolo. Il Comitato internazionale della Croce Rossa lancia l’allarme per questa situazione “disperata”.

I dirigenti dei paesi occidentali non sembrano preoccupati, né pubblicamente coinvolti dalla sorte delle migliaia di abitanti di Sirte.
Gli ufficiali della Nato rilevano come siano state prese delle precauzioni. Messaggi prioritari sono stati mandati ai soldati del Consiglio libico di transizione chiedendo di risparmiare i civili dai “disastrosi effetti collaterali” della battaglia.
Le truppe del CNT sostengono che gli abitanti di Sirte sono pro-Gheddafi e che si opporranno dunque al nuovo governo, ma assicurano che faranno il possibile per risparmiare vite innocenti.
Quel che poi accadrà dentro le mura della città, lontano dagli sguardi occidentali, sarà probabilmente tutta un’altra questione. Un bilancio in vite umane che la Nato ha comunque considerato sin dall’inizio delle operazioni belliche.

(Fonte: le Monde.fr)