Il 23 ottobre è ormai vicino. Giungiamo alla fine delle interviste “elettorali” di Francesco De Maria. L’ospite di oggi è Fabio Bacchetta Cattori, avvocato locarnese e candidato PPD al Consiglio Nazionale.

Francesco De Maria: Lei ha avuto l’onore di presiedere il partito. All’epoca la sua parola chiave, il suo motto era “Il centro”. Pensa di essere stato un presidente vincente?
Fabio Bacchetta Cattori: Ho presieduto il PPD dal 2000 al 2007. Lascio ad altri giudicare il mio operato. Elettoralmente, nel 2003 abbiamo vinto le elezioni, nel 2007 le abbiamo perse.

FDM: Sotto la presidenza Jelmini il partito si è spostato più a destra? La sinistra interna al partito sostiene senza riserve il presidente in carica?
FBC: Jelmini è stato mio vicepresidente dal 2000 al 2007 ed è stato nominato all’unanimità quale mio successore. Nessuno ha messo e mette in discussione la sua presidenza.

FDM: Per gli Stati il PPD, oltre a Lombardi, potrebbe sostenere anche Morisoli, candidato dichiaratamente cattolico e ciellino, oppure lei esclude questa possibilità? Secondo lei in seno all’elettorato azzurro Morisoli risulta più simpatico per la sua fede o più antipatico “perché si è messo nelle mani della Lega”?
FBC: Dal recente sondaggio del Giornale del Popolo risulta che Sergio Morisoli potrebbe ricevere numerosi voti dai popolari democratici. Per capire come orientare l’azione del PPD, determinante sarà l’esito del primo turno.

FDM: La crisi violentissima che ha investito il PLRT sembra aver risparmiato il PPD, che presenta oggi un aspetto sostanzialmente compatto. Lei il partito lo conosce nel profondo. Ci descriva (se la cosa non è coperta da segreto) i meccanismi interni del PPD e il gioco delle correnti.
FBC: Il PPD non è un partito, è una famiglia. Certo, come in ogni forza politica, vi sono correnti diverse ma la nostra anima è una sola: quella dell’ispirazione cristiana. Ecco perché, alla fine, riusciamo sempre a ricomporre le nostre divisioni e a unirci.

FDM: Quando Michele Moor prima dell’estate proclamò urbi et orbi la sua uscita dal PPD, molti si attesero determinati sviluppi che poi non si verificarono (possibile adesione all’UDC, candidatura agli Stati e/o al Nazionale). Non avrebbe fatto meglio il banchiere luganese – che nel 2007 sfiorò, da brillante outsider l’elezione al Nazionale – a rimanere nel PPD, per misurarsi con Regazzi, Duca Widmer e Bacchetta Cattori?
FBC: Ne sarei stato molto lieto anche perché Michele Moor è un cattolico impegnato, pronto a promuovere e a difendere i nostri valori essenziali, come tali non negoziabili.

FDM: Nella legislatura che ora si chiude la deputazione azzurra al Nazionale era connotata molto fortemente a sinistra, con Chiara Simoneschi Cortesi e Meinrado Robbiani. Ritiene che una situazione del genere – della quale si può sempre dire (volendo) che l’ha decisa il popolo – abbia giovato al partito?
FBC: Dal 1999 al 2011 il PPD è stato presente a Berna con due deputati al Consiglio Nazionale di centro-sinistra e un Consigliere agli Stati di centro-destra. In questi dodici anni Chiara Simoneschi Cortesi, Meinrado Robbiani e Filippo Lombardi si sono impegnati a fondo nell’interesse di tutto il Cantone.

FDM: Un’ultima domanda, leggermente provocatoria. Pensa che il PPD abbia più diritto a un secondo seggio in Consiglio Federale che non l’UDC?
FBC: Il primo partito della Svizzera ha diritto a due seggi.