Il governo dell’ex premier greco Papandreou è stato per mesi accusato di incapacità e i cittadini greci sono stati giudicati pigri, indolenti, inattivi. Il vero problema è però la rete di corruzione e clientelarismo che scommette sulla rovina della Grecia e che è tollerata dall’Unione europea, scrive il quotidiano britannico Financial Times.

“Volubile, inaffidabile e ideologizzato – si legge nell’articolo – sono alcuni aggettivi attribuiti a George Papandreou nella sua ultima settimana da primo ministro. Ma tra confronti politici estenuanti che lo hanno impegnato sia in Grecia che all’estero, Papandreou ha provato ad affrontare, senza fare troppo rumore, una delle cause più profonde tragedia greca: la criminalità e la corruzione.

Il nuovo governo si sta sforzando di convincere l’Europa della sua determinazione a tagliare l’eccedente settore pubblico. Ma deve anche decidere se imporsi sulla minaccia degli oligarchi, che nel paese controllano gli affari, ill settore finanziario, dei media e, senza dubbio, della classe politica.

… Se la crisi della Grecia e dell’Italia ci insegna qualcosa è che l’Unione europea ha tollerato corruzione, criminalità e malgoverno diffusi non solo tra i supplichevoli paesi dell’Est Europa ma anche tra i suoi membri centrali. Se noi europei diamo lezioni al mondo sull’importanza dei nostri valori – trasparenza, buon governo e competizione – troppo spesso chiudiamo un occhio sul monopolio che Silvio Berlusconi ha dei media, sull’influenza della camorra nella politica campana e sul favoritismo cronico dell’economia greca (di cui i governi di Gran Bretagna e Germania, solo per nominarne due, sono ben informati).

Se qualcosa deve emergere dalla catastrofe che rischia l’Europa, è fondamentale che questi schemi di corruzione siano spezzati. Altrimenti, né la Grecia né l’Italia si libereranno mai della sclerosi istituzionale che permette a tali pratiche di diffondersi.
Prima di guardare benevolmente al Nord Europa per trovare la soluzione, ricordiamoci dei miliardi di dollari spesi da compagnie tedesche come Siemens e Ferrostaal per corrompere i loro interlocutori greci. Somme versate per assicurarsi contratti vantaggiosi ma sovraprezzati, finanziati da quei greci onesti che non guadagnano molto ma che, al contrario dei super ricchi del paese, di fatto pagano le tasse.

Il punto è capire se la Grecia, dopo Papandreou, possiede la capacità e la visione politica necessarie sia a introdurre riforme su larga scala per dare nuovo slancio a istituzioni statali corrose, sia a fermare il saccheggio dell’economia greca da parte dei suoi cittadini più facoltosi e potenti. Si tratta di qualcosa su cui anche i creditori del paese in giro per il mondo potrebbero voler riflettere.

(Financial Times/Presseurop.eu)