Nemmeno la minaccia di 1’200 miliardi di dollari di tagli automatici alle spese pubbliche e alle spese militari a partire dal 1. gennaio 2013 è riuscita a mettere d’accordo repubblicani e democratici su come abbassare il deficit dei prossimi dieci anni.

Il termine per l’accordo scade domani, 23 novembre, ma già lunedì i copresidenti della Commissione, Jeb Hensarling e Patty Murray hanno dichiarato : “Siamo giunti alla conclusione che non è possibile raggiungere un accordo entro la scadenza del 23 novembre.”
Dunque, come era stato previsto qualora non si fosse giunti ad un accordo, i tagli colpiranno automaticamente il budget del Dipartimento della Difesa, che sarà ridotto di 492 miliardi di dollari. Tutte le altre spese pubbliche verranno ridotte del 7.8%, ad eccezione della Sanità, dove il taglio dei costi sarà più limitato: solo il 2%.

I deputati democratici accusano i repubblicani di essere al servizio delle lobby, invece di pensare al bene della nazione ma in generale le critiche dell’opinione pubblica vanno ad entrambi i partiti.
Proprio perché cosciente che il tasso di approvazione del Congresso è inferiore al 10%, ai minimi storici, il presidente Barack Obama (già lanciato nella campagna per il rinnovo del suo mandato, il prossimo novembre) ha scelto di non intervenire nei negoziati della Commissione.