Per rispondere alle tensioni dei mercati e favorire la ripresa economica, la Banca nazionale svizzera, la Banca centrale europea, la Federal Reserve degli Stati Uniti, la Banca del Canada, la Banca d’Inghilterra e la Banca del Giappone hanno annunciato un’azione coordinata che permetterà loro di migliorare le rispettive capacità di assicurare liquidità al sistema finanziario.

Una decisione che non manca di sorprendere. A corto termine per i mercati è un’eccellente notizia, ma al contempo è il segnale preoccupante della reale situazione del sistema finanziario mondiale e delle difficoltà di rifinanziamento delle banche.

Vi sarebbero tre motivi per essere preoccupati.
Il primo è un motivo simbolico. La prima volta che le banche centrali avevano agito in questo modo per aiutare il rifinanziamento in dollari era il 18 settembre 2008, ossia tre giorni dopo il fallimento del colosso bancario statunitense Lehman Brothers.
Il secondo è un motivo micro economico. Le banche centrali sono obbligate a intervenire per allentare la tensione sui mercati finanziari e favorire la ripresa economica, favorendo imprese e privati. Va detto che gli istituti di credito non riescono più a finanziarsi fra di loro e la situazione fa temere alle banche centrali un credit crunch.
Il terzo motivo è macro economico. Se nel 2008 la Banca centrale europea aveva aiutato la Federal Reserve a sostenere le banche americane che rischiavano il collasso dopo il crollo della Lehman Brothers, questa volta è la Fed che viene in aiuto alla BCE.

(Fonte: Le Figaro.fr)