Dopo Sergio Morisoli, Alberto Bernardoni, Tullio Righinetti e Fabio Pontiggia, le interviste su Ticinolive proseguono con Giacomo Garzoli – che alcuni non esitano a vedere come possibile presidente PLR “in un’ottica ricambio generazionale” – e oggi con Gabriele Gendotti, attuale leader del PLR de facto se non de jure, al quale è stato affidato il difficile compito di ricompattare il partito dopo un anno dei più burrascosi.
Il presidente nazionale Fulvio Pelli si è già espresso su questo portale durante la campagna elettorale per le Federali di ottobre.
Quella che chiamiamo la questione liberale continua a occupare la scena. Auspichiamo pertanto che il confronto si intensifichi e si allarghi
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Un’intervista di Francesco De Maria

Francesco De Maria: Mentre l’aprile 2011 si avvicinava e il disastro si preannunciava, si sarebbe potuto aprire agli sconfitti del 2007 per avere una chance di salvare la baracca. Non è stato fatto o sbaglio?
Gabriele Gendotti: Sbaglia. Hanno dato spazio ad uno dei protagonisti della sconfitta del 2007. Ma hanno scelto, o forse meglio, si sono fatti imporre il candidato sbagliato.

FDM: Erano più o meno tutti convinti che Christian Vitta avrebbe battuto Sergio Morisoli.
GG: Può darsi, ma altri erano convinti che Morisoli ce la facesse. Il disegno per indebolire il PLRT dall’interno era quello. Morisoli avrebbe abbandonato il PLRT anche se fosse stato eletto.

FDM: Fabio Pontiggia ha detto, in sostanza: non si sono ancora resi conto della gravità del colpo subito (la perdita del seggio in Governo). Quale la sua valutazione?

GG: La perdita di un seggio in governo brucia. È un colpo duro per il PLRT. Ci vorranno anni per recuperare. Ma ora sarà possibile lavorare sul medio lungo termine senza troppi assilli di carattere elettorale e con un partito più unito. E bisognerà dare spazio ai giovani, aiutarli a crescere dando loro delle responsabilità, anche perché in alcune sezioni si sono bruciate due generazioni di potenziali politici.

FDM: Idealiberale candidò Morisoli per il Consiglio di Stato. Scelta legittima o provocazione?
GG: I fatti hanno dimostrato che quella fu una scelta sbagliata. Ma il disegno di due o tre strateghi di Idealiberale era quella di indebolire il PLRT. Passa da lì il loro sogno di maggioritario e di un bipolarismo all’italiana.

FDM: Dopo la sconfitta di aprile, che cosa avrebbe dovuto fare Morisoli?
GG: Adesso Morisoli può fare tutto quello che vuole. Ha cambiato 3 o 4 casacche e ne indosserà sicuramente almeno un’altra.

FDM: Morisoli si mostra molto attivo, assume posizioni critiche e si sforza di produrre aggregazione. Ha qualche chance?
GG: Dopo “Alleanza liberi e svizzeri”, “Polo della libertà” e Idealiberale penso che prima o dopo si ritenterà, come è già successo in passato, di creare un partito che rappresenti la destra liberista pura e dura.

GIANORA AVEVA ATTORNO A SE’ TROPPE PERSONE CHE VOLEVANO MANOVRARE

FDM: Quale giudizio dà del biennio politico di Walter Gianora?
GG: Gianora è una persona in gamba, un generoso che aveva però attorno a sé troppe persone che lo volevano manovrare. È stato un po’ la vittima, e non il colpevole, di certi disastri.

FDM: Righinetti ha detto: “Gianora non era il presidente proposto da Idealiberale”. Cosa ne pensa?
GG: Io mi attengo ai fatti. Dopo la designazione di Gianora in Comitato cantonale ho visto un servizio alla televisione in cui Bobbià e Ducry si vantavano per aver trovato un accordo sulla figura del nuovo presidente.

FDM: Un’idea del piano Gendotti : A) Diventare presidente. B) Fare appello al patriottismo di partito. C) Negare legittimità alla Lega. D) Dichiarare il partito “ricostituito sulle sue due ali”. E) Recuperare il voto luganese.
GG: Più o meno potrebbe essere un’interpretazione corretta, fatta eccezione per la prima ipotesi. Io non voglio fare il presidente del partito se ci sarà un giovane con gli attributi, non manovrabile dalle solite cerchie, disposto a prendere in mano il partito.

FDM: Cosa è previsto per i liberali rimasti nel PLR?
GG: Io mi considero intanto a tutti gli effetti un liberale. Io ci tengo a quella “L”. E a tutti deve essere garantita parità di trattamento. I liberali radicali devono rimanere nel partito per convinzione e con spirito di appartenenza, non per convenienza.

RAPPRESENTO LA MAGGIORANZA DEI LIBERALI RADICALI CHE NON SONO NE’ DI DESTRA NE’ DI SINISTRA

FDM: Gendotti vuole sconfiggere la Santa Alleanza. Al massimo riuscirà a compattare un polo a sinistra, che soccomberà di fronte alla Santa Alleanza.
GG: Perché un polo di sinistra? Certo che se a Berna considerano di sinistra una vera borghese liberale come la signora Widmer-Schlumpf allora forse di sinistra lo sarei anch’io. Anche in Italia Berlusconi considerava tutti i suoi avversari comunisti. Il risultato è lì da vedere.
Non si preoccupi per me: io mi sento di rappresentare la stragrande maggioranza dei liberali radicali ticinesi che non sono né di destra né di sinistra. In Svizzera e in Ticino c’è di nuovo un grande spazio da occupare al centro. Io di battaglie in Ticino ne ho perse poche.

FDM: Interessante la linea di Giovanni Jelmini nella conduzione del PPD. Un presidente astuto e avaro di simpatie per i radicali, che darà al centro-destra l’aiuto per non perdere contro il centro-sinistra di Gendotti.
GG: I risultati del PPD degli ultimi 20 anni non sono migliori di quello del PLRT. E ora lo sanno anche i paracarri che ci sono molte tensioni all’interno di quel partito. L’ala sindacale l’hanno messa in un angolo e la vicinanza con la Lega non fa certo l’unanimità. Anche lì c’è voglia di centro e di una politica che si occupi di nuovo di problemi e non di discussioni sul sesso degli angeli. Lei insiste su questo chiodo fisso del bipolarismo: io lo combatterò con tutte le mie forze.

FDM: Sarebbe un grave danno per il partito se un polo liberale riuscisse a costituirsi al di fuori del PLR?
GG: Quel “liberale” è fuori posto. Non mi verrà a dire, per fare due soli esempi, che la Lega o Movimenti integralisti che negano il relativismo culturale sono portatori di valori liberali.
Il danno al partito sarebbe molto più grave se dovesse appiattirsi su posizioni che con il liberalismo e le libertà hanno poco a che vedere. Il PLRT deve ritrovare la sua identità e lasciare da parte per un po’ di tempo considerazioni di matematica elettorale.

FDM: È corretto dire: il PLR oggi è all’opposizione in Consiglio di Stato, in compagnia dei socialisti dell’on. Bertoli?
GG: Il PLR non è all’opposizione, è solo in minoranza in Consiglio di Stato. Mi vien già oggi da ridere, o forse meglio dire da piangere, se penso al preventivo 2013. I conti del 2011 saranno invece corretti verso l’alto grazie ai numerosi trapassi di proprietà di queste ultime settimane.

FDM: Ricorda quando il PLR era forte e vincente? Aveva un suo equilibrio e la capacità di tenersi assieme. Ricorda la violenta crisi del 1987? Eppure il partito non si sfasciò.
GG: Il PLRT non si è sfasciato nemmeno adesso. È sempre ancora il partito di maggioranza relativa. Tenuto conto dei problemi vissuti, delle mutate condizioni politiche ad ogni livello e del fatto che i partiti seduti a tavola sono sempre di più uno zoccolo duro del 25% mi sembra un ottimo punto di partenza.

INCONTRO DEMOCRATICO HA QUANTOMENO GIOCATO PER E NON CONTRO IL PLRT

FDM: Incontro Democratico è stato un errore?
GG: Incontro Democratico è stato un errore. Soprattutto perché ha dato argomenti a Idealiberale. Un passaggio per segnare a porta vuota. Ma Incontro Democratico, a differenza di altri, ha quantomeno giocato per e non contro il PLRT.

FDM: Dica a un vero liberale, per niente leghista e per niente UDC : il quotidiano del tuo partito è la Regione. Che risposta si aspetta?
GG: La Regione non è un giornale di partito. Il nostro giornale è Opinione liberale. Quotidiani veramente indipendenti in Ticino purtroppo non ne esistono più.

FDM: Chi decise di far cadere Marina Masoni umiliando l’ala liberale del partito non si rese conto delle possibili conseguenze a medio termine (4 anni). Concorda?
GG: Marina Masoni fu messa in lista dal PLRT ma non fu eletta dal popolo sovrano.

FDM: Dispone tuttora di un seguito che le consente di ambire a rientrare in gioco?
GG: Questo lo deve chiedere a lei. Mi sembra che Marina abbia intrapreso con successo una carriera in un altro ambito professionale.

FDM: Nella sua recente intervista concessa a Ticinolive, Fabio Pontiggia è piuttosto severo nei suoi confronti.
GG: Non so cosa abbia detto Pontiggia di me e non mi interessa. Devo dire che io lo apprezzo come uno dei migliori commentatori della politica ticinese. È competente e condivido spesso le sue analisi. Ad esempio l’ultima sul ruolo del parlamento che ha addirittura peggiorato un preventivo con un disavanzo già di per sé preoccupante.

FDM: Perchè in vent’anni nessuno ha trovato la formula per battere la Lega?
GG: Tutti hanno sottovalutato la Lega e il loro strumento micidiale che è il Mattino della domenica. Gli altri partiti non hanno risorse per fare una comunicazione decente, la famiglia Bignasca dispone di due giornali propri e ha dalla sua parte due quotidiani e una televisione privata.
Ma adesso hanno chiare responsabilità di governo e non sarà più possibile scaricare sempre tutte le colpe sugli altri.

PROBLEMI E DIVISIONI DI LUGANO SONO STATI CUCINATI IN CASA

FDM: Come pensa di affrontare le comunali a Lugano? I veterani Giudici e Pelli
presumibilmente lasceranno. Lugano avrà un sindaco leghista?

GG: È possibile. Ma i liberali di Lugano prima o poi dovranno pur tirare fuori gli attributi e mostrare un minimo di orgoglio. Hanno un paio di giovani in gamba a cui devono ora dare fiducia e responsabilità. E i cedimenti di Lugano hanno poco a che vedere con la politica cantonale: certi problemi e certe divisioni sono stati cucinati in casa.
Anche a Lugano sarà indispensabile ritornare all’interclassismo e parlare alla gente comune non solo al mondo della finanza e dell’economia.

FDM: La scuola ticinese è stata diretta per più di 60 anni dai liberali-radicali. Un bilancio di questa lunga gestione “monocolore”?
GG: Il bilancio è sicuramente buono. Si sono fatti passi avanti in molti settori. Penso ad esempio alla formazione professionale, a USI e SUPSI, alla pedagogia speciale, campi dove siamo chiaramente all’avanguardia. Restano alcuni seri problemi nella scuola dell’obbligo. Alcune scelte di fondo vanno forse ridiscusse. Mi aspetto molto da Harmos perché la scuola ticinese dovrà uscire dal guscio dell’autoreferenzialità per confrontarsi sin dai primi anni con il resto della Svizzera.

FDM: Perché l’on. Beltraminelli non poteva essere a capo del DECS?
GG: Non lo so. Io in Consiglio di Stato non c’ero quando hanno ripartito i Dipartimenti.

FDM: L’on. Bertoli ha promesso ai docenti stipendi più alti e classi più piccole. Riuscirà a mantenere la sua promessa?
GG: Dubito che lo potrà fare nei prossimi anni. Forse sarà possibile adeguare gli stipendi nelle scuole elementari dove il divario con gli altri Cantoni è ancora più grande che in altri ordini di scuola. Non da ultimo perché a pagare saranno anzitutto i Comuni.

FDM: Ticinolive apprezza la sua disponibilità nel concedere questa intervista, avvocato Gendotti, quarto vice-presidente traghettatore.
GG: Sono sempre disponibile quando qualcuno mi chiede un favore. E spero mi creda quando le dico di essere sempre stato un uomo di centro e non di sinistra. Anche perché i fatti della mia carriera politica, buoni o cattivi che siano, sono lì da vedere.

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