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Il passaggio al nuovo anno ha momentaneamente fatto calare la calma sulla crisi dei debiti sovrani della Zona euro, ma la tematica si appresta a tornare brutalmente di attualità.

I prossimi mesi saranno decisivi per l’euro, mentre si moltiplicano gli ostacoli politici, economici e finanziari.
In Grecia, dove la crisi del debito è emersa già due anni fa, il governo del premier Lucas Papademos è impegnato in una corsa contro il tempo, al termine della quale dovrà aver trovato un accordo su uno scambio di debito con i suoi creditori, il che gli permetterà di ricevere una nuova rata degli aiuti internazionali.
Senza gli aiuti dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale, la Grecia andrà in default di pagamento al più tardi in marzo.
I negoziati con i creditori privati della Grecia, ai quali si chiede di rinunciare al 50% del valore dei prestiti greci, avanzano a rilento.
“Il rischio del default greco è di nuovo alto, con una minaccia di contagio all’Italia e ad altri paesi – sottolineavano settimana scorsa gli economisti della banca d’investimenti britannica Barclays Capital.

Un altro ostacolo alla risoluzione della crisi risiede nelle scadenze politiche, che potrebbero complicare la presa di decisioni e inceppare la capacità della Zona euro ad agire rapidamente, mentre invece l’attuazione delle decisioni annunciate il mese scorso appare sempre più urgente.
Uno degli elementi chiave di queste misure risiede nell’iniezione di 200 miliardi di euro nel Fondo monetario internazionale, necessari per aiutare Spagna e Italia ad evitare uno scenario alla greca.
Miliardi difficili da raccogliere. I paesi esterni alla Zona euro contribuirebbero con 50 miliardi, ma ottenerli tutti non è evidente. E’ nota la posizione al riguardo del premier britannico David Cameron, che sembra deciso a fare ostruzionismo a tutto quanto riguardi UE e unione monetaria.
Qualora i 200 miliardi venissero raccolti, non è ancora certo che Roma e Madrid li accettino. Accettare significherebbe una bella botta all’orgoglio nazionale oltre che l’introduzione di un regime di bilancio austero, la famosa austerity contro la quale i greci hanno protestato con scioperi nazionali e manifestazioni ad ampio raggio.

(Fonte: agenzia Reuters)