Se il buongiorno lo si vede dal mattino allora possiamo solo temere il peggio per il futuro del collegamento ferroviario tra il Ticino e il resto della Svizzera, soprattutto in vista degli stravolgimenti che ci attendono se si dovesse dar seguito alla (sciagurata!) proposta di chiudere la galleria stradale del Gottardo per il suo risanamento e trasferire per tre anni il traffico merci e privato su ferrovia.

Sì perché mentre la Confederazione punta con decisione sulla rotaia, le FFS presentano al Ticino un nuovo orario (entrato in vigore lo scorso dicembre) che prevede collegamenti più lenti (il tempo di percorrenza aumenterà di 30 minuti) e meno frequenti (soppressione di taluni treni).
La ragione di questa situazione, apparentemente paradossale, è da ricercare nei problemi tecnici da sempre riscontrati nel treno ETR che non riesce ad affrontare le curve alla velocità teorica e dunque accumula ritardi che poi intralciano anche il traffico locale. Così le FFS, invece di risolvere le cause del problema, hanno adottato la via più comoda (per loro), ma penalizzante (per il Ticino), diminuendo la frequenza e la velocità dei treni.

Ma non è tutto. Accanto a questo disimpegno ve ne è un altro, altrettanto sgradevole per l’utenza. Dallo scorso 1° gennaio, le FFS hanno deciso di posticipare dalle 6.20 alle 7.00 l’orario di apertura mattutino, e di anticipare la chiusura nei fine-settimana alle 18.00 anziché alle 19.00, della biglietteria di Bellinzona.
Questa misura, già denunciata dal sindacato del personale dei trasporti, oltre a privare il viaggiatore che prende il primo treno (con destinazione nord delle Alpi) delle 6.36 della possibilità di beneficiare di un importante servizio, ha ripercussioni dirette sul personale in continua diminuzione.
L’evidente peggioramento del servizio ferroviario in Ticino (treni meno frequenti e più lenti e orari degli sportelli ridotti) è in controtendenza con la politica dei trasporti ferroviari svizzera.
Da anni infatti la Confederazione dà la priorità agli allacciamenti con la rete dei treni ad alta velocità del nord e dell’ovest dell’Europa (Parigi, Lione, Monaco, Ulm e Stoccarda) con importanti investimenti che entro il 2020 supereranno il miliardo di franchi. Ma sembra aver purtroppo dimenticato il collegamento verso sud, cioè tra la Svizzera (specialmente tra il polo Zurigo-Basilea) e il Cantone Ticino da un lato, e la regione lombarda – forte polo d’interesse economico per il nostro Paese – dall’altro.

Allo scopo di chiarire questa tendenza perniciosa e preoccupante sia per il Ticino che per alcuni cantoni svizzeri, ho presentato al Consiglio federale a fine di dicembre un’interrogazione in cui chiedo se è al corrente di questo nuovo declino dell’offerta dei servizi ferroviari, se non lo ritiene penalizzante per il nostro Cantone e per il polo economico Zurigo-Basilea.
Inoltre chiedo spiegazioni sul fatto che altre regioni vengono invece favorite nel loro allacciamento alla rete ferroviaria europea mentre il collegamento a sud viene tralasciato dalle priorità. Infine, ho rivolto l’invito al Consiglio federale di adottare le misure correttive necessarie per stabilire un collegamento efficiente e veloce tra il polo economico Zurigo-Basilea e quello lombardo.
Ritengo in conclusione che non si può continuare ad ingannare il popolo ticinese presentando la politica di trasferimento su rotaia come la panacea in caso chisura prolungata del tunnel stradale del Gottardo, se non si è nemmeno in grado di garantire in tempi normali un collegamento ferroviario passeggeri efficiente tra il nord e il sud delle Alpi. Soprattutto in un’era in cui i treni a vapore riposano nei musei da tempo.

Fabio Regazzi,
Consigliere nazionale PPD
Co-presidente del Comitato per il completamento del San Gottardo