L’esercito svizzero occupa spesso le prime pagine dei giornali, vuoi per le iniziative politiche della sinistra, che lo contrasta e al limite vorrebbe abolirlo, vuoi per qualche indesiderato scandalo (del passato), vuoi infine per la caldissima questione dell’acquisto del nuovo aereo da combattimento Gripen.
Ticinolive è lieto di pubblicare questa intervista con un ufficiale ticinese che occupa un posto importante nei vertici esclusivi dell’Esercito: il divisionario Roberto Fisch.
L’intervista è curata dal professor Francesco De Maria
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Francesco De Maria Divisionario Roberto Fisch, di tutti gli ufficiali ticinesi Lei è attualmente il più alto in grado. Può illustrarci la natura del Suo attuale incarico nell’esercito?

Roberto Fisch Dal 1. Gennaio 2011 sono alla testa della Base d’aiuto alla condotta. Una grande unità organizzativa che conta circa 800 collaboratori civili e militari attivi principalmente nel settore tecnologico. Il rapporto reciproco tra l’amministrazione centrale e la politica nazionale richiede grande impegno e sensibilità, ma è nel contempo anche interessante. Grazie alla brigata d’aiuto alla condotta 41, a me subordinata, che conta 17 battaglioni, ho anche il contatto con la truppa e con gli avvenimenti al fronte. In questa funzione sono membro del Comando dell’esercito che è costituito dai sette subordinati diretti del capo dell’esercito. Sotto la sua direzione vengono trattati gli affari correnti dell’esercito e vengono formulate e decise le linee strategiche.

Tra tutte le ragioni plausibili qual è la miglior ragione per cui il nostro paese ha bisogno di un esercito?
RF Come indicato nel Rapporto sulla politica di sicurezza 2010 i rischi per la Confederazione rimangono molti e ad ampio spettro. Solo l’esercito, quale unica riserva strategica, può garantire sia la competenza di far fronte a future minacce militari, sia l’appoggio alle autorità civili nazionali e cantonali in situazioni particolari. Le missioni contenute nella Costituzione sono quindi di assoluta attualità. In sintesi, l’esercito serve a proteggere il Paese e le persone. Genera sicurezza e ciò permette uno sviluppo indisturbato della società, dell’economia e dello Stato. L’Esercito svizzero di milizia è la nostra riserva di sicurezza, l’unica che abbiamo!

Organigramma del capo dell’esercito con i suoi subordinati diretti:

Può illustrarci, nelle linee essenziali, l’attuale struttura dell’Esercito svizzero?
RF Al capo dell’esercito, comandante di corpo André Blattmann, sono direttamente subordinati sette ambiti:
lo Stato maggiore dell’esercito, responsabile della concretizzazione dei criteri politici a livello strategico-militare. Lo Stato maggiore di condotta, a cui spetta la realizzazione dei criteri per operazioni e impieghi nonché per la prontezza di base e all’impiego. Le Forze terrestri, le Forze aeree e la Base logistica dell’esercito. La Base d’aiuto alla condotta quale fornitore di prestazioni centralizzato per la tecnologia d’informazione e di comunicazione (TIC) nonché l’Istruzione superiore dei quadri dell’esercito quale centro di competenza per la formazione alla condotta.

L’esercito ha elaborato una sua visione geostrategica “ufficiale” della realtà contemporanea? Se sì, potrebbe sinteticamente illustrarcela?
RF Fondandosi sul Rapporto sulla politica di sicurezza 2010 (RAPOLSIC), l’esercito ha elaborato il Rapporto sull’esercito che fornisce ragguagli in particolare su quali prestazioni deve fornire l’esercito, di quale effettivo deve disporre a tal fine e quanto costano queste prestazioni. Dall’analisi delle minacce e dei pericoli, contenuta nel RAPOLSIC, emerge che sono necessarie competenze per la difesa (combattimento) e prestazioni a sostegno delle autorità civili (protezione e aiuto) nonché per il promovimento della pace (protezione e aiuto). Tuttavia ha avuto luogo uno spostamento dello sforzo principale. Le catastrofi naturali o derivanti dalla civilizzazione, ma anche gli attacchi all’infrastruttura informatica nonché il terrorismo oggigiorno sono più probabili di un attacco militare. Rappresenta una novità l’analisi complessiva della sicurezza che prevede un miglioramento della cooperazione in materia di politica di sicurezza tra la Confederazione, i Cantoni e i Comuni (=Rete integrata Svizzera per la sicurezza). Si collaborerà perciò in modo ancor più integrato.

Con quali eserciti stranieri il nostro esercito intrattiene le collaborazioni più strette? In che cosa consistono tali collaborazioni?
RF Si tratta principalmente di collaborazioni nell’ambito dell’istruzione (si pensi agli allenamenti notturni e a velocità supersonica delle nostre Forze aeree) e dello scambio di informazioni su dottrina, sistemi d’arma e impieghi. Partner principali sono le nazioni europee confinanti e quelle del nord.

L’esercito svizzero ha visto diminuire progressivamente il suo effettivo. Può quantificarci questa riduzione nel tempo?
RF Se fino al 1995 eravamo in grado di mobilitare più di 600’000 uomini, siamo in seguito passati a 400’000 fino al 2003. Con la riforma del 2004 l’esercito oggi conta 200’000 uomini (120’000 attivi e 80’000 di riserva). Il Parlamento ha deciso lo scorso settembre un’ulteriore riduzione a 100’000, da realizzarsi tra il 2015 e il 2020. Per effettuare correttamente confronti con i nostri vicini dobbiamo inoltre considerare che questi sono effettivi mobilitabili tramite il sistema di milizia. In realtà l’effettivo in servizio contemporaneamente durante l’anno varia tra i 5’000 e gli 8’000 uomini.

Nell’arena politica gli avversari dell’esercito sono numerosi e agguerriti. L’esercito dal canto suo deve pensare a difendersi, poiché dalle decisioni della politica dipendono la sua forza e la sua stessa sopravvivenza. Quali misure può prendere l’esercito per tutelarsi contro simili attacchi aventi come scopo il suo indebolimento e, all’estremo limite, la sua abolizione pura e semplice?
RF L’azione politica non compete all’esercito. Esso però può e deve informare sulle conseguenze a livello prestazionale derivanti da parametri finanziari e numerici. Questo è stato l’intenso lavoro svolto dal Comando dell’esercito negli scorsi mesi. A titolo generale è inoltre importante svolgere un’informazione attiva dei politici e dell’opinione pubblica sullo stato e sulle possibilità attuali e future del nostro strumento di sicurezza.

L’esercito necessita del sostegno maggioritario della popolazione. Come cura l’esercito la sua immagine e il consenso che gli può dare il Paese?
RF L’esercito convince fornendo le prestazioni richieste e adempiendo i propri incarichi. Gli impieghi d’aiuto a favore delle autorità civili come quelli prestati in occasione dell’ondata di maltempo nell’Oberland bernese e in Vallese vengono recepiti positivamente dalla popolazione. Tuttavia la riduzione degli effettivi e il limitato numero di corsi di ripetizione comportano una diminuita percezione dell’esercito da parte della popolazione. E’ quindi estremamente importante offrire ai cittadini e alle cittadine la possibilità di farsi un’idea corretta dei mezzi e delle capacità delle formazioni militari. A questo scopo si organizzano giornate delle porte aperte e si cura con maggiore attenzione che in passato l’informazione tramite i media.

A Berna è stata recentemente consegnata un’iniziativa federale che chiede l’abolizione del servizio militare obbligatorio. Malgrado la chiarezza con cui il popolo ha sempre respinto i precedenti attacchi questa potrebbe essere la volta buona per un successo degli iniziativisti poiché l’esercito non è più radicato nella società e nel mondo economico come lo era tempo fa. Lei teme la prossima consultazione popolare?
RF Il popolo svizzero ha sempre sostenuto l’esercito nelle votazioni. E’ uno dei punti forti della nostra democrazia il fatto che sia il popolo ad esprimersi, quindi non abbiamo paura di una votazione. Una soppressione dell’obbligo di leva/della milizia sarebbe sbagliato poiché è il sistema giusto per la Svizzera. Si tratta di un esercito di dimensioni ridotte, con un’elevata competenza specialistica, ma che possa essere ingrandito secondo le esigenze. La soppressione dell’obbligo di leva corrisponde alla soppressione dell’esercito di milizia.

L’iniziativa evocata nella domanda precedente sembra essersi insinuata anche all’interno stesso del dipartimento militare, ove l’ostentato sostegno ufficiale alla milizia nasconde qualche zona d’ombra, con molti ufficiali professionisti che hanno simpatia per forze armate di professione. Non è così?
RF È una falsa percezione quella che molti ufficiali professionisti non vogliano l’esercito di milizia.

Uno scandalo come il “caso Nef”, che tutti ricordiamo, ha nuociuto gravemente o solo superficialmente all’Esercito svizzero?
RF Naturalmente si sarebbe volentieri fatto a meno di quell’episodio, che però va inserito nel contesto in cui si era sviluppato. L’esercito e le sue prestazioni non erano direttamente coinvolti da quei fatti, quindi ritengo che, dopo aver tratto le debite lezioni da quanto successo, oggi quella storia appartenga al passato. È degno di nota che il consenso della popolazione nei confronti dell’esercito sin dal 1986 non è mai più stato così elevato come lo è oggi (studio PFZ «Sicurezza 2011»).

Ci sono lobbisti pro-esercito in parlamento?
RF Rispetto al passato il numero di parlamentari con un grado di ufficiale e esperienza militare recente è fortemente diminuito. Quindi tocca all’esercito fare opera di informazione per permettere ai nostri politici di giudicare e decidere con cognizione di causa. In questo senso ospiteremo prossimamente a Thun per una giornata i parlamentari neoeletti.

Lei pensa che la Svizzera debba dotarsi di un esercito di professionisti?
RF Assolutamente no. Le caratteristiche del nostro Paese (dimensione, neutralità) fanno sì che l’Esercito di milizia, con la sua flessibilità di esprimere degli effettivi solo quando servono e grazie all’importante travaso di competenze dal civile al militare, rimanga la forma più efficace e oltretutto la più economica. Con un esercito di professione i costi del personale ammonterebbero a circa 1 miliardo di franchi per 10 000 militari (mil). La svizzera «vive» del concetto di milizia. Ognuno fornisce il proprio contributo poiché crede nella causa, non per trarre un vantaggio personale, bensì a favore della comunità!

Di grandissima attualità ad occupare le prime pagine dei giornali sembra essere la questione dei nuovi aerei da combattimento Gripen…
RF Vero, ma il consigliere federale Maurer martedì 14 febbraio nella sua conferenza stampa tenuta congiuntamente alle autorità militari ha chiarito la situazione. Lo svedese Gripen è all’altezza dei suoi compiti e adatto alle nostre esigenze, ha un costo sopportabile e rappresenta un giusto compromesso. I 22 nuovi Gripen sostituiranno gli ormai obsoleti Tiger e potranno durare 30-40 anni, mentre i più moderni FA-18 rimarranno al loro posto.

In corsa c’erano, lo sappiamo tutti, il francese Rafale della Dassault e l’Eurofighter. Pare che all’ultimo minuto i francesi abbiano tentato di rilanciare la trattativa offrendo un sostanzioso sconto…
RF Sì, ma non si è trattato di un’offerta ufficiale. Una semplice lettera a una parlamentare non poteva cambiare le cose, il Governo conferma l’acquisto del Gripen. Ora si procede con l’iter istituzionale: il Consiglio Federale chiede al parlamento di votare il programma d’armamento, il quale contiene per l’appunto la scelta del nuovo aereo. Formalmente no, ma in pratica si voterà sul Gripen.

Quali saranno prevedibilmente i tempi?
RF Se tutto andrà liscio a un Sì parlamentare nell’autunno 2012 potrebbe far seguito una prima consegna nel 2015 e una consegna finale verso il 2020. Questo se non ci saranno ulteriori intoppi, in particolare un referendum contro il programma d’armamento approvato dalle Camere.

Quanti sono i militari di professione nel nostro esercito?
RF Circa 3’400, la maggior parte dei quali impegnati nell’istruzione.

Attualmente i giovani che ricevono dei gradi – di sottufficiale o di ufficiale – sono tutti volontari?
RF E’ ancora possibile e qualche volta utile per «dare una spinta» obbligare all’assunzione di un grado. In realtà questo avviene molto più raramente che in passato: il sistema di avanzamento (durata, compensazione finanziaria) fanno sí che ci siano ancora un numero sufficiente di giovani che scelgono volontariamente l’avanzamento.

Oggi come oggi il fatto di rivestire un grado elevato nell’esercito può giovare alla carriera professionale?
RF Oggi, forse più di ieri, l’esercito è la migliore scuola pratica di condotta. In questo senso si assiste da parte delle aziende a un rinnovato interesse per le caratteristiche di esperienza portate da chi fa parte dei quadri militari.

Per concludere, riesce a immaginare come sarà l’Esercito svizzero tra 20 anni?
RF Se avessi questo dono probabilmente farei un altro mestiere… In questo momento lavoriamo su un orizzonte di 10 anni. Il profilo è quello definito nel Rapporto sull’esercito confermato dal parlamento in autunno: milizia, obbligo di servire, 100’000 uomini, completamente equipaggiati per garantire una competenza di difesa, appoggiare le autorità civili in ambito di sicurezza e in caso di catastrofe. Inoltre una limitata capacità di operare in missioni all’estero per la promozione della pace. La sicurezza ha però un costo e quindi per realizzare in modo credibile questo modello serviranno circa 5 miliardi di franchi all’anno.

Come reagisce alla critica secondo cui gli altri Dipartimenti debbano risparmiare a favore dell’esercito?
RF È sbagliato mettere in contrapposizione dei compiti della Confederazione. Sta di fatto che il budget della Difesa è in costante diminuzione sin dal 1990. Già soltanto nel periodo compreso tra il 1998 e il 2010, rispetto a quanto pianificato sono stati risparmiati complessivamente 3‘472 milioni di franchi. Nel 2010, con un valore pari al 7%, la quota dell’esercito nel budget della Confederazione ammontava ancora a circa un terzo della quota del 1990. All’esercito era stato preconizzato di poter disporre di questi mezzi in una fase successiva. Dobbiamo poter contare sul fatto che questo denaro sia anche disponibile per investimenti assolutamente necessari. Con il mancato impiego di crediti autorizzati, l’esercito ha sensibilmente contribuito al risanamento delle finanze della Confederazione.