Recentemente mi hanno chiesto con quali occhi vedo Chiasso al giorno d’oggi.
Questa domanda mi ha fatta tornare indietro nel tempo, riportandomi all’infanzia, quando passeggiare per Chiasso era bello. C’era gente per strada, i negozi lavoravano molto (qualsiasi tipo di articolo vendessero), i bar erano sempre pieni a qualsiasi ora del giorno e non si parlava né di frontalieri né di disoccupazione.
Erano gli anni del boom economico.

Forse, pensare che tutto potrebbe tornare come allora è utopia, ma le cose miglioreranno, se TUTTI lo vorremo. Ci sono problematiche che devono essere assolutamente affrontate perché stanno creando non poco malcontento. È normale che uno straniero accetti un’ottima offerta da una ditta svizzera. Chi non lo farebbe ?
Peccato che i problemi non siano limitati a questo.
Vorrei spezzare una lancia a favore di molti frontalieri che fanno chilometri e chilometri, tutti i giorni, per recarsi al lavoro. Credo ci sia alla base un grande spirito di sacrificio e tanta voglia di lavorare.
In molti Paesi non sanno nemmeno cosa sia la assicurazione disoccupazione, di cui noi, nonostante alcune lacune, possiamo vantarci. Loro, se perdono il lavoro, restano a mani (e tasche) vuote.
Con questo non voglio difendere niente e nessuno. Voglio solo che le cose vengano affrontate con la dovuta serietà senza scendere nella banalità.
I frontalieri sono, prima di tutto persone con le nostre stesse necessità.

Detto questo, mi preme specificare quali sono le mie idee per migliorare un po’ questa situazione, dando una chance a tutti.
Buona parte dei giovani scelgono la via del commercio, uno tra i settori più colpiti dalla crisi di questi ultimi anni. Non dobbiamo stupirci se vengono assunti i frontalieri al posto dei ticinesi. È ovvio, dal momento che i datori di lavoro hanno la possibilità di pagarli meno.
Imporre uno stipendio minimo sarebbe una soluzione ed equivarrebbe a metter ticinesi e frontalieri, sullo stesso piano.
Ci sono invece settori, come quello sanitario, in cui c’è carenza di personale locale. Poche persone scelgono questo tipo di professione (infermieri, assistenti di cura, ..) e di conseguenza, questi impieghi vengono assegnati agli stranieri. E per fortuna che ci sono loro.
Per finire, ci sono quei mestieri, svolti quasi esclusivamente da frontalieri, di cui nessuno si interessa, finché non accade qualcosa…
Riassumendo, le questioni da affrontare sono due: prima di tutto, definire i salari minimi, affinché non ci sia più alcuna speculazione. Sarà così possibile assicurare uno stipendio dignitoso a tutti.
Inoltre, credo sia necessario ridefinire il ruolo degli orientatori professionali.
A parer mio, sono una figura estremamente importante e devono essere un aiuto e un appoggio per i giovani. Dovranno essere in grado di indirizzarli verso un percorso scolastico che gli permetta di trovare un’occupazione finiti gli studi.
Non mi sembrano progetti irrealizzabili. Io ci credo e voi ?

Mara Grisoni
Candidata al Consiglio comunale per I Verdi, Vacallo
Lista US e I Verdi