Nell’impianto cantonale dei rifiuti di Giubiasco non si bruciano rifiuti provenienti dall’Italia, ha affermato ieri di Consigliere di Stato Marco Borradori, in risposta a un’accusa lanciata da I Verdi due settimane fa in Gran Consiglio.

Pur essendo conscio che per l’Azienda cantonale dei rifiuti e per il Dipartimento del Territorio questo è difficile da dimo­strare, Borradori è pronto a risponder­ne di persona, si legge sull’edizione odierna del Corriere del Ticino: “Cantone e ACR hanno preso degli im­pegni nei confronti del Comune di Giubiasco e non solo – (ha dichiarato Borradori, ndr) – Impegni che rispettiamo. Non pos­siamo dimostrarlo ma possiamo ribadire che nei contratti con le ditte di smalti­mento operanti in Ticino è indicato che non possono importare rifiuti da fuori. Se ci sono pro­ve, portatele.

Quella evocata dai Verdi è un’ipotesi di reato. Borradori non ha risparmiato criti­che più o meno dirette al partito di Sergio Savo­ia, accusato di andare a colpire l’aspet­to emozionale legato al settore dei rifiuti, con una serie di «spot».
Prima si diceva che il Ticino non sarebbe mai riuscito a dotarsi di un impianto di smaltimento. Poi è stata la volta dei prezzi (con la decisione del Gran Consiglio di fis­sare una tariffa bassa, di 180 franchi a tonnella­ta); quindi le critiche al dimensionamento del­l’impianto, ritenuto eccessivo: di fatto, oggi 140 mila tonnellate sono appena sufficienti.
Infine, il nodo dei subappalti: “Alla resa dei conti, i su­bappalti hanno toccato 200 mila franchi su 150 milioni d’investimento. Non è una scusante, ma è una cifra che su un cantiere come questo è nell’immaginabile”.
Citati anche il tasso di riciclag­gio (migliorato) e l’inquinamento (“siamo l’uni­co impianto in Svizzera che pubblica dati su quanto esce dai camini”).
I controlli non man­cano, ha assicurato Borradori: “Facciamo il possibile per essere trasparenti”.