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Dopo l’attentato alla bomba di sabato davanti alla scuola Morvillo-Falcone, dove una studentessa è morta e altre cinque sono rimaste ferite, a Brindisi è caccia alle streghe, scrive il quotidiano italiano La Stampa : “In molti si sentono giudici, anzi boia dei sospettati.”

“Li cercano tutti, è una corsa contro il tempo – si legge nell’articolo – perché la città è ferita a morte e fino a quando non saranno catturati i colpevoli (o il colpevole) non potrà pacificarsi con se stessa.
Sembrava che l’altro giorno avessero preso il colpevole, un ex militare. Era diventato il primo indagato dell’inchiesta sulla strage (notizia smentita ieri mattina dalla procura e dal ministro di Giustizia, Paola Severino).

C’erano tutti gli indizi perché potesse essere lui: un parente commerciante di bombole di gas, lui militare incappato in un’inchiesta su un traffico di clandestini, a casa sua un ritaglio di un giornale del 2004, con una foto della scuola della strage.
Una certa somiglianza con l’uomo ripreso dalla videocamera posta sopra al chiosco davanti alla scuola. Ma non era lui. La mattina della strage era a Bari con sua figlia, in un centro commerciale. Ha portato anche gli scontrini per confermarlo.

Altro giro, altro sospetto. Ieri è toccato a due fratelli del quartiere Sant’Elia, periferia di Brindisi, poi rilasciati.
Bisogna fare presto a trovare i colpevoli, senza commettere errori. Perché c’è un clima che può degenerare e in molti si sentono giudici, anzi boia dei sospettati. Le prime avvisaglie si sono già manifestate.
Ieri sera un’auto della polizia con a bordo una persona è uscita dalla questura scortata da tre volanti, una folla di giovani l’ha presa a calci e pugni e una motocicletta ha anche tentato di inseguire la macchina.
“Non abbiamo nessun indagato né arrestato – ha detto un funzionario della questura – se le persone che vengono fermate solo per essere ascoltate come testimoni o per fare dei riscontri vengono identificate come mostri diventa difficile per noi lavorare.”