AET. Il comunicato inerente l’intervento di entrata in materia trasmesso alla redazione da Sergio Morisoli.

Prima cosa. Essere stato per 12 anni braccio destro di Marina Masoni al DFE non è una colpa, non è una vergogna ma caso mai un onore.

Seconda cosa. In qualità di funzionario dirigente del DFE si hanno molte responsabilità, molte competenze ma nessun potere decisionale al di fuori del funzionamento amministrativo, legale e operativo degli uffici del DFE. Men che meno verso AET (vedi art. 1 Legge AET).

Terza cosa. La gestione di AET non dipendeva e non dipende né dagli alti funzionari né dai funzionari del DFE bensì dagli organi, dai membri che li compongono e dalle Istituzioni che la legge AET prevede per la sua gestione.

Quarta cosa. Un funzionario dirigente, anche se braccio destro di un Consigliere di Stato importante, può avere opinioni sue, giudizi suoi che non necessariamente collimano con quelli del capo Dipartimento o con quelli del Governo; ma la lealtà di servizio per un funzionario dirigente consiste nel fare e produrre ciò che il Governo chiede.

Quinta cosa. Da sempre, le strategie dell’AET vengono prodotte dalla sua Direzione e dal suo CdA, il Governo le valuta e approva ma è in ultima analisi in Parlamento con la Commissione energia e la commissione speciale AET che ne formalizzano l’accettazione e o meno. Nessun funzionario dipartimentale dirigente o meno entra in questo ciclo decisionale.

Veniamo a AET.
Il fatto che si dibattano solo oggi i conti del 2009 e del 2010 la dice lunga sulla Governance statale di questa azienda.
Più si aspetta e più emergono fatti o presunti fatti che favoriscono richieste perdoniste o forcaiole.
Non votando i conti annuali e non dare scarico al CdA di AET per la sua gestione, è un segnale forte di sfiducia ma dal lato pratico non produce assolutamente nulla. Perché?
Perché la legge e la struttura societaria sono fatte in modo che non succeda nulla.

Ecco perché tra le altre cose ho proposto un’iniziativa parlamentare per la trasformazione dell’AET in società pubblica ai sensi del CO.
Per fare in modo che succeda qualche cosa, non arbitrariamente ma secondo il diritto, quando le cose vanno bene ma anche quando vanno male.
Possiamo mandare a casa tutto il CdA, poiché in 5 anni, dopo la gestione dell’Ambrogio – Rossi, non è riuscito a correggere le storture di quelle scelte e a detta di molti il nuovo CdA persiste addirittura nell’errore? No, la Legge non lo prevede.
Ma che punizione chiedere per il CdA di allora, le Commissioni energia e speciali di allora, il Gran Consiglio di allora, il Consiglio di Stato di allora che in quegli anni erano parte attiva e direttamente coinvolte in quelle scelte? Tutti colpevoli o tutti innocenti?

Ecco un’altra ragione perché ho proposto un’iniziativa parlamentare per la trasformazione dell’AET in società pubblica ai sensi del CO: per fare in modo che le responsabilità, le libertà, i diritti e i doveri nella gestione della cosa pubblica non siano aleatori e casuali ma assolutamente regolati dal CO senza equivoci e lacune interpretative volute o involontarie da parte della politica.
Da ultimo, l’iniziativa serve a proteggere l’AET dalla concorrenza e dalla minaccia più aggressiva: quella della politica sghemba degli attuali suoi proprietari.
Prima di votare Sì, No o astenermi ascolterò attentamente il dibattito di oggi.

Sergio Morisoli, AreaLiberale