Il 13 giugno abbiamo pubblicato un intervento di Eros Nicola Mellini dal titolo “Quando il fanatismo obnubila le menti degli ecologisti” (vedi correlati).
Giunge oggi la replica dell’esponente de I Verdi Melitta Jalkanen, che riportiamo di seguito nella sua integralità
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Caro Eros
come sempre, scrivi bene. Sto ancora sorridendo per l’immagine dell’acqua che noi risparmiamo, da imballare e inviare in Africa. Forse dovremo fare lo stesso con gli avanzi di polenta e il grasso della carne che molta gente lascia sul piatto…
Insomma si ride per non piangere, perché sembra uno scherzo, ma queste cose succedono.

Poco tempo fa girava l’appello per donare cibo per un orfanotrofio. In Africa, appunto. Chiedevano delle monoporzioni di marmellata e delle merendine imballate singolarmente. Mi immagino già, i bimbi che magari erano abituati a mangiare un cibo semplice e nutriente proveniente dall’orto e il frutteto dietro l’orfanotrofio, che invece ora sono costretti a ingoiare orrende marmellatine industriali, mentre al posto dell’orto cresce la discarica di tutti gli imballaggi!

Dove invece non siamo d’accordo, o forse non mi sono spiegata bene, è sulla libertà di scelta. Per me, se uno sceglie di bere acqua imbottigliata, o champagne o latte, è padronissimo di farlo, a proprie spese. Ma non ritengo corretto far pagare al contribuente un consumo che non è necessario e che è fonte – come tu stesso descrivi – di fastidi per via del trasporto, fastidi che il contribuente subisce, senza aver bevuto l’acqua.
Il contribuente luganese non ha scelto di far bere Henniez ai consiglieri comunali. Nella stessa maniera ritengo sbagliato offrire acqua imbottigliata, magari di importazione, agli ospiti stranieri. Si dà un segnale sbagliato. Si fa credere che l’acqua da rubinetto a Lugano non è potabile. Una brutta figura. Con tutti i soldi che si spendono per migliorare l’immagine di Lugano e attirare turismo, non è proprio una bella pensata.
Capisco il discorso che “anche i commercianti di bibite devono vivere”, ma se ragioniamo così, possiamo abbandonare ogni precauzione e ritegno, perché anche medici, dentisti e pure i poliziotti devono vivere.
È l’economia deve girare, non per forza la merce.
Il ristoratore che mette una caraffa d’acqua da rubinetto in tavola, per una cifra modica o addirittura gratis, fa bella figura, ed è probabile che i clienti tornino da lui.
Forse il cliente ordina un dessert o altro in più, non avendo sborsato cifre astronomiche per una bottiglia d’acqua. Lo stesso vale per il commerciante che invece di trasportare casse di bottiglie, potrebbe prendere la rappresentanza di erogatori d’acqua che si attaccano al rubinetto (facendo lavorare gli idraulici!), e si sceglie acqua con bollicine o senza. Ce n’è uno nell’atrio della Scuola Elementare a Chiasso.

Quanto alla salubrità, aspetto con interesse se i rappresentanti delle acque imbottigliate possono dimostrare che non ha subito cali di qualità l’acqua rimasta in una bottiglia (magari di plastica) per settimane, scosso durante il trasporto, forse anche al sole.
E ancora a proposito di trasporto e di scelte: se il traffico in Leventina consiste di roba come l’acqua Henniez per i consiglieri comunali di Lugano, mi chiedo se gli svizzeri scelgono di pagare i miliardi per aumentare la capacità della galleria.

Con cordiali saluti
Melitta