Urs Müller, presidente dell’Unione delle banche cantonali svizzere afferma che nella sua lotta alla bolla ipotecaria la Banca nazionale svizzera rischia di colpire le PMI con un credit crunch, una stretta del credito.

Globalemente il mercato svizzero dell’immobiliare non è in uno stato di surriscaldamento, commenta Müller in un’intervista sull’Aargauer Zeitung.
Il rialzo dei prezzi è solo il risultato di una forte domanda e gli immobili di lusso di Ginevra e Zurigo devono essere trattati come casi separati.
A suo dire, il rafforzamento della dotazione di fondi propri delle banche chiesto dalla Banca nazionale non è un mezzo appropriato per frenare il rialzo dei prezzi nell’immobiliare. Non è sicuro che nuove regole portino meno crediti ipotecari.
Il vero problema sta nel basso livello dei tassi d’interesse. L’utilizzo delle regole sui fondi propri come misura anticiclica avrà piuttosto quale effetto la concessione di altri tipi di credito, che dal punto di vista dell’economia nazionale non ha senso.
Müller conclude spiegando che non saranno i clienti ipotecari ma bensì le PMI a risentirne gli effetti. Al riguardo critica la domanda fatta alle banche cantonali di soddisfare nel 2016 i nuovi requisiti minimi sui fondi propri, mentre per conformarsi alle nuove regole le grandi banche, responsabili della crisi, hanno tempo sino al 2018.

(Fonte : La Tribune de Geneve.ch)