L’attività delle agenzie di rating deve preoccupare? Alla domanda risponde, sul portale di informazione Atlantico.fr, Manuel Maleki, dottore in scienze economiche all’università di Parigi Panthéon-Sorbonne.

“Non conoscere il funzionamento tecnico delle agenzie di rating può portare a incomprensione, in particolare circa la qualità della nota o il lavoro di previsione – spiega Maleki – Per questo i dirigenti politici si appoggiano a commissioni parlamentari o al lavoro di collaboratori esperti di questioni di rating.
Innanzitutto si deve capire che una nota non è un valore assoluto. Una tripla A non significa che il rischio è inesistente, quanto piuttosto che l’istituzione valutata è considerata migliore delle altre.
Le interpretazioni delle note delle agenzie di rating sono troppo large e lasciano spesso spazio a sensibilità personali.

La preoccupazione dei poteri pubblici è comprensibile ma anche qui vi è un effetto di attualità. Prima della crisi nessuno metteva in causa le agenzie di rating, perchè le note erano buone, ma da quando alcune hanno iniziato a essere abbassate, le critiche sono arrivate a raffica.
I politici rimproverano alle agenzie statunitensi (Moody’s, Standard & Poor’s, Fitch) di aver valutato male la situazione di Lehman Brothers prima del suo fallimento nel settembre 2008, o ancora un errore contabile di 2 000 miliardi di dollari sul debito americano, in occasione del downgrade da parte di Standard & Poor’s.
Si deve capire che le agenzie di rating non professano una scienza esatta. Le agenzie non verificano e non convalidano i conti. Questo lavoro di controllo viene eseguito da società come KPMG, Ernst and Young, Price Waterhouse Coopers…

Gli errori commessi hanno certo avuto un impatto sulla loro credibilità ma la difficoltà sta nel trovare una soluzione di sostituzione più adeguata e efficace. Quali strutture o istituzioni possono sostituire le agenzie di rating?
Di fatto vi è sempre una buona parte di incertezza perchè le decisioni di basano su modelli statistici. Purtroppo le conseguenze possono a volte essere terribili. Le critiche nei loro confronti sono sempre dopo il giudizio, mai prima.
Riguardo al monopolio delle tre grandi agenzie di rating statunitensi, accrescere la concorrenza permette una maggior scelta suscettibile di migliorare i risultati. Ma un mercato evolve naturalmente e quello delle agenzie di rating esiste da tempo. Questa situazione è un risultato del mercato. Non è stata imposta dai poteri pubblici.
E’ sicuramente possibile accrescere la responsabilità civile delle agenzie ma, ancora una volta, la difficoltà consiste nel trovare il livello adeguato per determinare la parte di responsabilità.
A partire da quale momento l’agenzia diventa responsabile? Si deve ingaggiare la sua responsabilità se si sbaglia di un livello, di due, …? E’ difficile trovare un metro di misura, soprattutto quando si tratta di opinioni.
Il mestiere di un’agenzia di rating è dare un’opinione circa il rischio di un default. Se il rischio aumenta o diminuisce le agenzie danno una nota per informare gli investitori. L’obiettivo finale è proteggere i risparmiatori con informazioni chiare, che permettano loro di scegliere attraverso diverse opzioni.”