Per il Consiglio della stampa i media hanno avuto un ruolo di “cane da guardia della democrazia” nella vicenda Hildebrand. Questo vale anche per la Weltwoche, le cui rivelazioni nel gennaio scorso avevano condotto alle dimissioni del presidente della Banca nazionale Philipp Hildebrand. Il settimanale ha però commesso diversi errori.

La presa di posizione è stata pubblicata giovedì in occasione della conferenza stampa annuale a Berna. Il Consiglio della stampa ritiene sbagliato addossare le dimissioni di Philipp Hildebrand alla Weltwoche e alla sua controversa maniera di rapportare i fatti.
Al di là del carattere privato delle transazioni in divise della famiglia Hildebrand, la vicenda era di interesse pubblico e le informazioni rilevavano in permanenza del segreto bancario, scrive il Consiglio.
Dal punto di vista etico è positivo che i media abbiano messo in causa il comunicato della BNS del 20 dicembre 2011, quando la Banca nazionale definiva prive di fondamento le voci sulle transazioni effettuate da Philipp Hildebrand. La BNS aveva rifiutato di dare ulteriori spiegazioni.

Il Consiglio della stampa ha anche esaminato la denuncia, parzialmente accolta, depositata dalla Banque Sarasin contro la Weltwoche. Il settimanale ha violato il diritto di verità e l’obbligo di rettificare, ha nascosto ai suoi lettori la fonte principale delle sue informazioni, l’avvocato turgoviese Hermann Lei.
La Weltwoche si è vista rimproverare anche il fatto di non aver identificato come falsi gli estratti conto di Philipp Hildebrand. Soprattutto visto che la foto degli estratti era il nucleo della critica verso Hildebrand.
In causa vi è anche l’obbligo di audizione. La Weltwoche aveva chiesto alla Banque Sarasin una presa di posizione sul furto dei dati solo dopo la pubblicazione della prima serie di articoli.
A questo si aggiunge il fatto che il settimanale avrebbe dovuto mettere la banca a confronto con le dichiarazioni, per verificare le informazioni fornite dalla sua fonte. La Weltwoche avrebbe potuto supporre che la banca avrebbe rifiutato una presa di posizione e invocato il segreto bancario.

(Fonte: La Tribune de Geneve.ch)