In visita ufficiale in Francia, il presidente tunisino Moncef Marzouki non punta unicamente a cancellare le tensioni del passato ma intende anche risolvere la questione del debito contratto dall’ex presidente Ben Ali con il governo francese, maggior creditore del paese nord africano.

Il debito tunisino era stato contratto negli anni del regime di Ben Ali e ora la transizione democratica è chiamata a rimborsarlo. A Parigi, Marzouki intende ottenere dalla Francia una moratoria.
Un passo che potrebbe essere imitato dagli altri paesi coinvolti dalla cosidetta Primavera araba: Egitto, Libia, Yemen.
A fine giugno, il presidente Marzouki aveva rifiutato di firmare un accordo con il Fondo monetario internazionale, argomentando la necessità di verificare se i debiti esistenti sono legalmente a carico del nuovo Stato tunisino oppure dell’ex regime.
Al contempo Marzouki ha chiesto il licenziamento del governatore della Banca centrale di Tunisia, Mustapha Kamel Nabli, ritenuto colpevole di non aver fatto abbastanza per recuperare i fondo di Ben Ali bloccati nelle banche estere, in particolare in Svizzera.

Tunisi propone la creazione di una commissione indipendente, composta da quattro esperti internazionali, per valutare i prestiti concessi all’ex presidente Ben Ali, al potere dal 1987 al 14 gennaio 2011 e oggi esiliato in Arabia Saudita.
Sui circa 15 miliardi di euro del debito tunisino, cifra valutata nel 2010 dalla Banca mondiale, ben oltre la metà è imputabile al regime Ben Ali.
Il rimborso rappresenterebbe ogni anno sei volte il budget della sanità, tre volte quello dell’educazione e sei volte quello dello sviluppo regionale.
Nel maggio dello scorso anno 120 deputati europei avevano firmato una petizione per richiedere la sospensione immediata del rimborso del debito tunisino e la messa in opera di una commissione d’esame.
“Questo enorme indebitamento non ha migliorato le condizioni di vita della popolazione e la fortuna accumulata dal clan Ben Ali in 23 anni di potere mostra che importanti fughe di denaro si sono verificate, anche con la complicità di taluni creditori – avevano sottolineato i firmatari della petizione.
Confrontata a serie difficoltà economiche dalla rivoluzione del gennaio 2011 e a un elevato tasso di disoccupazione, pur concludendo nuovi prestiti la Tunisia cerca di rinegoziare quelli da cui la popolazione non ha tratto alcun beneficio.