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Una nazione, gli Stati Uniti, fiera della sua forza, inflessibile con i nemici e rispettosa con gli alleati. Questa è in sintesi l’idea della politica estera americana di Mitt Romney, l’avversario repubblicano di Barack Obama alle elezioni presidenziali di novembre.

Romney si prepara a un tour che lo porterà in Gran Bretagna, Israele e Polonia, dove intende profilare la sua caratura internazionale e dare di sé un’immagine che gli procurerà simpatizzanti anche in patria.
Oltre a essere un fervente mormone, il candidato repubblicano si definisce anche un fervente sostenitore della grandezza americana : “Non vergogniamoci della nostra potenza” è una frase che fa parte dei suoi slogan elettorali.

Romney accusa Barack Obama di aver dimenticato questa potenza a stelle e strisce : “Obama pensa che la fermezza in politica estera possa portare conflitti mentre è vero l’opposto.
Sono debolezza e indecisione a generare pericoli, la forza porta la pace…. Anche in questo secolo iniziato con l’11 settembre, le guerre e l’incertezza economica l’America può guidare il mondo.”
All’attuale presidente muove anche altre critiche : “Obama ha abbandonato Polonia e Repubblica Ceca che ci avevano promesso basi antimissili, per far piacere alla Russia.
Ha criticato Israele alle Nazioni Unite raccogliendo l’applauso dei nemici del nostro più stretto alleato in Medio Oriente. I nostri alleati meritano meglio di questo.”
“Se a novembre vincerò le elezioni – ha promesso – gli avversari degli Stati Uniti non avranno più un presidente da umiliare. Obama ha promesso flessibilità a Putin, non considera Chavez una minaccia sebbene abbia portato Hezbollah nel nostro emisfero, consente alla Cina di ingannare sulla valuta e sui diritti umani e non ha levato la voce in favore del popolo iraniano quando si è ribellato nel 2009 contro il regime.
Serve invece un presidente che confronta ovunque il djihad, ottiene dall’Iran lo stop al programma nucleare e sull’Afghanistan ascolta i comandi militari, prima di annunciare la date del ritiro.”

Fra i suoi consiglieri più stretti Mitt Romney conta gli ex segretari di Stato Henry Kissinger, James Baker, George Schultz e Condoleezza Rice, oltre a John Bolton, Eliot Cohen e Paula Dobriansky, veterani dell’amministrazione di George Bush.