Sull’edizione di martedì del Corriere del Ticino, Franco Ambrosetti si rivolge alla Consigliera di Stato Laura Sadis chiedendole di ritornare sulla decisione di chiudere la domenica il centro commerciale FoxTown di Mendrisio.

Di seguito alcuni passaggi dell’intervento di Ambrosetti, presidente della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino.

“La decisione di azzerare le apertu­re domenicali in vigore da anni nei centri commercia­li come il FoxTown conferma la veridi­cità di un vecchio proverbio siciliano che recita “più lun­ga è la pensata, più grande è la minchiata”.
Dopo anni di illegalità, sulla quale pe­rò ci sono molti dubbi, improvvisamen­te il DFE si sveglia dal lungo sonno in cui l’incantesimo della strega l’aveva fatto cadere e gli appare la Verità in tutta la sua irresistibile bellezza.
“È venuto a cadere un ampio consenso politico e fra le parti sociali in Ticino – hanno detto…
Il DFE veste i panni del giudice, dell’accusa, della difesa e del boia e decreta che tra la sua missione primaria, quella di promuovere l’economia e una incerta e controversa questione riguardo alla legalità, debba vincere quest’ultima.
Siccome l’Unia non voleva concedere al Centro Ovale di Chiasso le aperture domenicali pur mantenendole per il FoxTown, si decide di toglierle anche a quest’ultimo.
…Non credo di dover ricordare alla signora Sadis che è persona colta, che nascondersi dietro il paravento della legalità è stato per secoli una facile scusa per mandare al rogo migliaia di persone, di streghe, di nemici politici, per affermare la barbarie, la protervia e l’iniquità.
La legalità è una questione che non è di stretta pertinenza della politica. È soprattutto di competenza della giustizia, sono i tribunali a sancire cosa sia o non sia legale.
… Quando non c’è la granitica certezza che un’azione è manifestamente illegale, scegliere di risolvere il contenzioso nato dalla fine di accordi durati anni, castigando chi non ha colpa perché finora ha operato alla luce del sole, ha creato ricchezza, posti di lavoro, dato lustro al Paese, è segno di debolezza.
Tanto più che si trattava di una situazione non solo tollerata, bensì avallata da tutti.
Si è scelta la via più comoda, quella che sembrava creare meno clamore ma che nel contempo penalizza pesantemente l’economia cantonale.
Causare un danno senza avere nessun vantaggio non è saggio. Questo non è governare. È amministrare.