Il mio voto al Nazionale in merito alla mozione di Marina Carobbio che chiedeva il divieto di versare salari in euro per combattere il dumping salariale nelle regioni di frontiera è stato al centro di diverse osservazioni, in particolare del presidente del PS ticinese Saverio Lurati e della rubrica “Alti e bassi” di un quotidiano, il quale mi ha affibbiato un bel “Bassi”.
Secondo l’articolista, sarei addirittura reo di aver votato all’opposto di quanto detto in aula, per colpa di una scarsa conoscenza del tedesco.

Tengo quindi a precisare alcuni punti.
Innanzitutto, gran parte del dibattito si è svolto in italiano, in quanto oltre alla signora Carobbio e al sottoscritto, a nome della commissione è intervenuto Fulvio Pelli.
L’articolista, forse, non ha seguito attentamente la discussione… o non capisce l’italiano.
La seconda precisazione riguarda il mio intervento, durante il quale ho fatto presente che vi sono anche aziende americane sul territorio svizzero ed ho chiesto se, con l’adozione della mozione, corressimo il rischio di dover adottare lo stesso provvedimento nei confronti di quelle aziende che versano salari in dollari, delle aziende giapponesi che versano salari in yen e più in generale delle ditte estere che versano salari nella valuta del paese d’origine.

Non dimentichiamo poi che questo divieto avrebbe anche colpito quelle aziende elvetiche attive mondialmente che decidono di versare i salari ai propri collaboratori all’estero in valuta locale.
Ritengo che la legislazione attuale, che prevede quale regola il versamento di salari in franchi e quale eccezione il versamento di salari in valuta estera, sia sufficiente a combattere gli abusi e garantisca quella flessibilità che favorisce il libero mercato senza ingerenze statali.
Nel caso vi siano violazioni, UNIA e sindacati vari sono chiamati ad intervenire, invece di preoccuparsi di reclutare lavoratori in Italia tramite annunci sui siti della Cgil!
L’UDC si oppone a continue ingerenze statali nel mercato: pensiamo alle richieste d’introdurre salari minimi o all’opposizione all’estensione degli orari d’apertura dei negozi e al lavoro domenicale.

Il divieto proposto certo non avrebbe impedito ad un’azienda di pagare poco il proprio dipendente frontaliero: tra 1’000 euro e 1’200 franchi cambia la forma ma non la sostanza!
Piuttosto che proporre misure palliative per combattere il dumping, mi preoccuperei quindi di sapere quale sia stato il voto di Lurati sulla libera circolazione delle persone, vero fattore scatenante del frontalierato e del dumping salariale!
Invece di indignarsi per la campagna “Balairatt” o di intestardirsi su ottuse posizioni per quel che riguarda il lavoro festivo, farei in modo di proporre soluzioni per salvare posti di lavoro, invece di posizioni che lo affossano, in una situazione economica già difficile.

Pierre Rusconi
Consigliere nazionale UDC TI