Un accordo in extremis è stato trovato negli Stati Uniti per evitare di far cadere l’economia del paese nel precipizio fiscale, il fiscal cliff.
Si può parlare di una vittoria del presidente Obama?

L’opinione – sul portale d’informazione Atlantico.fr – di Denis Lacorne, direttore del dipartimento di Scienze politiche all’istituto Ceri di Parigi.

“Mi sembra difficile – commenta Lacorne – usare la parola vittoria in questo ambito, in quanto l’accordo è innanzitutto un compromesso, trovato attraverso concessioni da parte de le parti in campo.
La nuova imposizione tocca gli americani più ricchi, quelli il cui reddito annuo sorpassa i 400’000 dollari (per i singoli, 450’000 per le coppie), mentre inizialmente la misura doveva riguardare tutti i redditi oltre i 250’000 dollari.
Una misura dunque simbolica, che avrà un impatto limitato sulla riduzione del debito americano.
Si può comunque parlare di successo per Obama sul piano politico, in quanto realizza una delle promesse della sua campagna elettorale rompendo – al contempo – l’intransigenza dei repubblicani sugli aumenti d’imposta per i più ricchi.
Il primo mandato di Obama era stato intralciato da diverse sconfitte con il Congresso, controllato dall’opposizione dal 2010. Si può dire che Obama si è liberato dall’immagine di uomo senza forza.
Dal lato repubblicano, 238 rappresentanti e 41 senatori del “Grand Old Party” avevano firmato in novembre “l’impegno di Norquist” dove affermavano che si sarebbero opposti radicalmente a qualunque aumento delle imposte federali.
Una promessa che oggi è andata in mille pezzi e si può dire che i firmatari dell’accordo si trovano discreditati.

[…] I repubblicani sostengono la massiccia riduzione delle spese pubbliche, che includerebbe una riduzione dei versamenti sociali, il che significherebbe la revisione del programma di assistenza medica per le persone anziane ((Medicare) avviato durante il primo mandato di Obama.
Il campo presidenziale risponde che ogni dollaro tolto alle spese dello Stato sarà compensato da un identico aumento dei redditi, il che ovviamente fa indignare i repubblicani più liberali.
Questo attuale blocco politico dovrebbe, ancora una volta, portare a un compromesso e potremmo immaginare una riforma del codice fiscale e una riduzione di talune nicchie fiscali.
In questo modo le deduzioni non vincolate dei prestiti immobiliari rappresentano per lo Stato federale un mancato guadagno annuo pari a 100 miliardi di dollari.
Le deduzioni per le organizzazioni caritatevoli rappresentano anche una nicchia fiscale (30 a 40 miliardi di dollari l’anno) e potrebbero vedere l’imposizione di un tetto massimo. Misure eventuali che non faranno piacere all’opposizione.

Si tratta di un progetto difficile che si aggiunge ai progetti che Obama ha messo in cantiere per il 2013: la riforma del sistema dell’immigrazione, la difesa dell’ambiente e il rafforzamento del controllo sulle armi.
La battaglia fra democratici e repubblicani sarà condotta su molteplici fronti e appare evidente che al di là dell’accordo sul fiscal cliff, per Obama il lavoro più difficile deve ancora essere fatto.”