L’iniziativa dell’UDC per l’elezione del Consiglio federale attraverso il voto popolare porrebbe problemi alle minoranze linguistiche, nuocendo soprattutto ai ticinesi, sostiene la responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga.

La Consigliera federale ha lanciato martedì la campagna in vista della votazione del 9 giugno ricordando la sua posizione critica verso un cambio di regime. L’iniziativa prevede un’elezione del governo ogni quattro anni con il sistema maggioritario. La Svizzera formerebbe una sola circoscrizione elettorale.

Una clausola simile a quella che prevale a Berna per il Consiglio di Stato accorda tuttavia almeno due seggi ai cantoni latini. Più precisamente ai cittadini domiciliati in Ticino, nei cantoni di Vaud, Neuchâtel, Ginevra, nel Giura, nelle regioni francofone del canton Berna, di Friborgo o del Vallese o nelle regioni italofone dei Grigioni.

Secondo Sommaruga, le quote sarebbero difficilmente applicabili; si dovrebbe delimitare chiaramente le regioni francofone e italofone e classificare gli abitanti in funzione della lingua che parlano.
Inoltre questo modo di scrutinio metterebbe romandi e ticinesi in concorrenza fra loro per i due seggi in governo. Siccome gli elettori francofoni sono quattro volte superiori, gli italofoni (Ticino e Grigioni italiano) avrebbero poche probabilità di imporsi.

Sommaruga ritiene anche che l’elezione popolare del Consiglio federale nuocerebbe alla stabilità delle istituzioni. La riforma condurrebbe a campagne elettorali permanenti e costose.
I Consiglieri federali si occuperebbero della loro rielezione piuttosto che del benessere della popolazione. Dipenderebbero dal sostengo dei partiti e dai ricchi finanziatori della loro campagna. A soffrirne sarebbe il lavoro del governo e la collegialità.

(Fonte : Le Matin.ch)