A. Sembrava fatta, la decisione finalmente presa: Michele Barra in Consiglio di Stato. Noi stessi abbiamo dato la notizia per buona. Ma poi le cose sono ridiventate incerte.

— Attilio Bignasca deve aver parlato con dei giornalisti, informalmente, sabato all’adunata leghista del Conza.
— Attilio avrà comunicato loro quella che è la sua idea. Data per acquisita la rinuncia di Quadri, il subentrante è Barra (che ha già manifestato la sua accettazione) e non sarebbe opportuno ricorrere a un “esterno alla lista 2011” (ad es. Foletti).
— La dichiarazione di Attilio è stata recepita e pubblicata (anche da noi).
— A questo punto Borradori, Gobbi e – verosimilmente, più di tutti – Foletti si sono opposti, esclamando: “Non erano questi i patti!”

È tutto rimandato a lunedì 15, non resta che attendere. Portiamo pazienza.

PS. Lorenzo Quadri lascia trapelare che potrebbe esserci “qualche altro nome interessante” (Zali?)


B. La fede di un semplice. È sabato 6, nessuno manca e piazza Dante è piena di timido sole. Davanti alla Manor c’è il gazebo della Lega. Mi aggancia un attivista (e candidato), io lo ascolto benevolo . “Mi creda, lavoro nel sociale, c’è tanta gente povera, che sta male, giovani, anziani…” Gli sorrido. È simpatico, buono. “Ma… se io votassi Lega, tutti costoro starebbero meglio?”

Mi guarda stupito, quasi addolorato. Non avrei dovuto dubitare di lui. La sua fede è limpida. Per lui è evidente: il voto Lega raddrizza i torti e redime. Mi porge trepidante il suo santino. Ci penserò. Dopo tutto, uno non è obbligato a votare solo gli avvocati.

C. Non solo le parole contano. Quando la telecamera in azione nel ristorante del Lido inquadra il manipolo dei candidati PLR, voi vedete al centro ReGiorgio. Sulla destra Giovanna. Sulla sinistra Michele Bertini, che parla con il suo volto giovane. Ogni inquadratura come questa può valere centinaia di voti. Vale più di un’intera orazione di Demostene. Più d’un canto della Divina Commedia.

Potenza dell’immagine! Splendente del suo messaggio muto: “Noi abbiamo un futuro!”

D. Bazzi. “Voi, eletti nelle istituzioni della Repubblica del Canton Ticino siete chiamati a fare gli interessi del popolo ticinese. È dunque con piena fiducia e sostegno che vi rivolgiamo questo appello. Ecco le nostre richieste concrete” Marco Bazzi lancia dalle pagine della sua Liberatv una petizione di puro stampo leghista. O, se si vuole, anche di stampo UDC, inseguendo l’idea di “Siamo in mutande”. A quattro giorni dall’elezione la cosa potrebbe apparire sospetta ma non starò a malignare.

Marco Bazzi è, a mio avviso, uno degli elementi chiave dell’attuale momento politico. Sul versante della comunicazione, certo; ma nell’attuale frangente – pieno di confusione, di specchietti per le allodole e di paura – la comunicazione è tutto. Corrono voci insistenti secondo le quali Bazzi potrebbe essere il nuovo redattore del Mattino della Domenica. Non è impossibile, e mi sorprendo a pensare quale team formidabile egli potrebbe costituire con Quadri.

Il “nuovo” Mattino:  A) continuerà ad esserci, perché la Lega – che dal Mattino è nata – non può rinunciare al Mattino. I soldi (che erano, così si mormorava, del Nano) si troveranno. Quando si ha in mano un concreto potere politico, i soldi si trovano sempre;  B) sarà meno insultuoso (prevedo) ma sempre incisivo e aggressivo.

Bazzi è giovane (rispetto a me) e come tutti i giovani è coraggioso e audace. Ha mollato in un sol colpo un buon posto, Superpippo, l’avv. Fabio Soldati e Marcello Foa. Non poca cosa, nella nostra minuscola Repubblica.