(francesco de maria) Pubblico questo articolo benché esso mi appaia politicamente scorretto. D’altra parte il Corriere del Ticino l’ha pubblicato e, se Dillena e Pontiggia osano pubblicare, posso ben arrischiarmi ad imitarli. Alla peggio mi ritroverò alla sbarra in illustre compagnia!

Donatello Poggi non è (immagino) una persona delle più facili. È irruente e talvolta scontroso, può non piacere. Ma ha ai miei occhi un pregio non trascurabile: egli rappresenta un esempio (assai raro) di uomo di sinistra ormai irrevocabilmente disgustato da certa ipocrisia.


Nei giorni scorsi a Frasser (FR) un kosovaro 36enne con cittadinanza italiana (già questo è tutto un programma) è stato assassinato davanti agli occhi dei familiari con alcuni colpi di pistola, attorno a mezzanotte. Tipico regolamento di conti in stile mafioso.

A proposito, cosa ci faceva (lavorava?) un kosovaro con cittadinanza italiana (?) in Svizzera? Beh, non è difficile da capire … Un membro della famiglia dell’assassinato ha testualmente affermato: “Ho sempre pensato che il mio parente avesse dei contatti con la mafia in Kosovo.” Ma va? Non ce ne eravamo accorti. E forse qualcuno magari pensa che qui da noi in Ticino, e nelle Tre Valli, questi contatti non ci siano? Forse i soliti buonisti per interesse e per inerzia e ai quali non crede ormai più nessuno visti i risultati elettorali degli ultimi anni.

Qualcuno si ricorda ancora dello sparatore “svizzero” di Meznau che la fine del febbraio scorso aveva ucciso 5 persone sul posto di lavoro?  Ebbene, questa “brava persona” era arrivato dal Kosovo come asilante (?) e già nel 1998 era stato condannato dal Tribunale Criminale di Lucerna a 12 mesi di reclusione per rapina, naturalmente sospesi con la condizionale. E l’hanno fatto pure svizzero; complimenti!

Ma per restare in Ticino, vi ricordate la brutale aggressione presso il parcheggio del Fox Town, avvenuta nel gennaio scorso? Ebbene, gli autori di tale aggressione furono due giovani kosovari, uno 26 e l’altro 29 anni del bellinzonese (evviva l’integrazione a parole!), con già precedenti penali in quest’ambito. Ma l’è tüta brava gent ….

Ancora in Ticino e ancora nel gennaio scorso: un kosovaro residente in Italia ha sparato, mentre era alla guida della sua auto, a Pambio-Noranco. Peggio del Far West!Fortunatamente la pistola era a pallini e la vittima ha riportato “solo ferite leggere”. Devo andare avanti? Ne avrei almeno per tre o quattro pagine intere; basta leggere la cronaca, ma non quella pilotata.

Quattro episodi, quelli descritti sopra, che nulla hanno a che fare con la nostra cultura e con le nostre abitudini, salvo rarissime eccezioni. Sono solo coincidenze? Evidentemente no! Questo è il frutto (marcio) di anni e anni di scellerata e irresponsabile politica buonista e autolesionista che una certa sinistra miope ed incapace ha portato avanti negando l’evidenza su ciò che stava realmente accadendo. Della serie: prima negare e poi, di fronte all’evidenza sfacciata, tentare di relativizzare per non assumersi le proprie responsabilità. C’è poco da fare, questi sono i risultati e sappiamo anche chi ringraziare.

Io un’idea ce l’avrei ed ha anche una sua “logica” politica: perché tutta questa “brava gente” che non riusciamo più nemmeno ad espellere (il fallimento della politica federale in questo ambito è sotto gli occhi di tutti) non la mandiamo a casa dell’ex consigliera federale (volutamente minuscolo) Micheline Calmy-Rey, la quale in tempo record (sotto pressione di chi?) si affrettò a riconoscere l’indipendenza del Kosovo, gravissimo errore politico/ strategico, con tutti gli annessi e i connessi?

E’ tempo e ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità politiche, fino in fondo, responsabilità politiche che non vanno mai in prescrizione, e si scusi davanti al popolo per l’incapacità politica dimostrata. Grazie, si fa per dire, comunque a tutti quelli che ci hanno portato in questa situazione da caos e che dovrebbero smettere di far politica domani, anzi, ieri!

A proposito, tutta questa delinquenza d’importazione che qualcuno ci ha imposto, quanti miliardi di franchi l’anno sottrae alla casse federali svizzere e cioè a noi cittadini contribuenti? Perché non si quantificano anno per anno questi costi e li si rendono pubblici? Si temono forse reazioni popolari? Certo che è così.

Donatello Poggi, già deputato in Gran Consiglio