Codice di condotta fiscale
Personaggi della favola: Unione Europea e Svizzera


Di regola la volpe, furba com’è per cibarsi e nutrire i propri cuccioli, si avvicina ai villaggi dove sente odore di pollaio e di galline. Quest’ultime, poverine impaurite e male organizzate, si lasciano prendere dal panico e si fanno ovviamente sopraffare dalla furba volpe, che in un balzo ne acchiappa una o due da portarsi via. Un po’ come la Svizzera, che con l’Unione Europea (la volpe) si sta comportando da semplice “gallina” con un Governo a dir poco passivo nei rapporti con l’UE stessa e ancor più pericoloso senza una visione e una strategia chiara.

Uno dei dossier di cui ben presto sentiremo ancora parlare è il famoso “dossier del codice di condotta fiscale”, dove i furbi e le scaltre volpi targate Bruxelles hanno concesso al nostro Paese un limite temporale fino a giugno di quest’anno per mettersi in regola con le aliquote fiscali non concorrenziali. Cosa significa questo? Che all’interno dell’UE le nostre aliquote fiscali caricate sulle aziende presenti sul nostro territorio e regolate dai Cantoni vengono considerate “eretiche” perché, sempre secondo i burocrati europei, sarebbero in contrasto con le disposizioni della concorrenza fiscale.

In poche parole, gli esperti europei ritengono che le aliquote che vengono applicate da noi gioverebbero maggiormente alle aziende estere, in questo caso provenienti dall’Europa, pertanto vi sarebbero forti possibilità di dislocare grossi gruppi aziendali sul nostro territorio nazionale. Le conseguenze di questa “migrazione” verso la Svizzera, sempre secondo gli euroburocrati, sarebbero catastrofiche per la già povera economia continentale, amplificando la disoccupazione e l’impoverimento dei paesi membri. Già oggi l’UE si trova ad affrontare una crisi che più nera di così non si può, anzi ogni giorno cerca di mascherare i vari “fallimenti” creati nei Paesi membri e ogni giorno cerca di tappare le falle di un “Titanic” oramai alla deriva e in procinto di affondare definitivamente.

A mio modesto parere, i guru dell’economia europea non sono ancora riusciti a capire che, se le aziende comunitarie desiderano venire in Svizzera a stabilirsi, non è solo per una semplice aliquota fiscale applicata al reddito aziendale, bensì per una questione di affidabilità nell’amministrazione e nei servizi, nei trasporti e nella tempistica, e nella stabilità politica e monetaria, fintanto che il Consiglio Federale non voglia arrecare ulteriori danni al proprio paese. Tutti punti di forza, senza togliere niente a nessuno, che sono il reale segreto della competitività della Confederazione.

Tornando al nocciolo della questione, cioè la concorrenza fiscale svizzera nei confronti dell’Unione Europea, risaltano gli importanti rilevamenti tratti dal rapporto stilato dalla Società Pricewaterhouse Coopers SA di Losanna che, su commissione dell’Associazione delle Banche vodesi (lavoro che avrebbe dovuto commissionare il nostro Governo Federale dopo gli attacchi e minacce ricevute da Bruxelles), ha fatto una ricerca approfondita sulla concorrenza fiscale all’interno dell’Unione. Vi posso garantire che di sorprese ve ne sono parecchie. Bruxelles minaccia la Svizzera, sebbene la Confederazione non faccia parte dell’Unione Europea, di dover allineare le aliquote fiscali e poi proprio all’interno loro ve ne sono di tutti i colori.

Solo qualche esempio per rendersi conto della bufala, nella quale ovviamente qualcuno, a Palazzo Federale, è cascato come una “gallina in un pollaio”:

– Con lo stato di “regime fiscale agevolato” risulta che diversi Paesi hanno un regime fiscale inferiore al 15%. Altri addirittura zero% come le Isole di Man o solo il 10% come il Portogallo. Sotto lo statuto di “Ricerca e Sviluppo” sono migliaia le aziende dei Paesi UE che riescono ad ottenere aliquote fiscali che, a confronto con quelle applicate in Svizzera, sono briciole.

– Non parliamo delle agevolazioni che hanno le aziende che operano nei Paesi comunitari con sbocco diretto sul mare. Ebbene questi Paesi beneficiano di aliquote “marittime”, che evidenziano ancora di più come la “concorrenza fiscale sleale” della Svizzera decantata dagli eurocrati non sia altro che una colossale presa per i fondelli.

Ce la farà il nostro Paese, tramite (ahimè) il nostro Consiglio Federale, a farsi rispettare e a rispondere per le rime alle ennesime minacce di ritorsioni dell’Unione Europea? Ho seri dubbi nella buona riuscita, comunque vedremo a breve.

Tiziano Galeazzi
Coordinatore Swiss Respect TI e GR italiano

[ndR] Ricordiamo a tutti gli interessati l’imminente riunione di Swiss Respect alla Cadro Panoramica, mercoledì 22 maggio alle ore 19.30. All’ordine del giorno la fondazione della sezione Ticino e Grigioni italiano.