Il 1° agosto ad Ascona il consigliere Nazionale ed ex presidente UDC Pierre Rusconi ha tenuto il seguente discorso.


Oggi è un giorno simbolo per il nostro Paese, un giorno che è e dovrebbe rimanere memoria storica del nostro passato. Ma vediamo che i tentativi di ridurla da giornata di riflessione a motivo di dibattito politico e di contrapposizione non mancano. La volontà di trasformare il Natale della Patria nel palcoscenico della svendita della Svizzera è già in atto. In nome di una simbolica apertura c’è chi vorrebbe che i discorsi di rito siano tenuti, anche da stranieri con l’alibi della residenza.

Questa iniziativa (ennesima peraltro) di apertura, e io dico di resa incondizionata a tutto ciò che proviene da fuori, non fa altro che rafforzare l’impegno del nostro partito nel riaffermare che la Svizzera deve rimanere la Svizzera e non un baliaggio europeo o ancora peggio un suddito del volere altrui. Prove di questa deriva le abbiamo viste nel corso degli anni ma l’accelerata nel barattare il nostro Paese contro chissà quali benefici non è mai stata così forte come in questo anno. Gli esempi poco edificanti li abbiamo ripetutamente combattuti ma l’ingenuità o gli interessi del centro e delle sinistre hanno fatto sì che la nostra ministra delle finanze si sentisse in diritto non di negoziare ma di arrendersi su tutti i fronti. Accordi che stanno trasformando l’intero Paese, accordi che cancelleranno il passato senza garantirci un futuro.

Quale Svizzera avranno i nostri figli e i nostri nipoti? Non sicuramente la nostra, e non lo dico per nostalgia del passato ma per ricordarci che se non freniamo questa deriva disfattista, della nostra Patria non rimarrà che uno sbiadito ricordo. In gioco vi sono fondamentali scelte che ridisegneranno i nostri rapporti interni ed esterni, rapporti tradizionalmente simboli della nostra indipendenza e delle nostre istituzioni. Scardinarli poco a poco come subdolamente sta accadendo vuol dire perdere la nostra identità. L’UDC vuole e deve arginare questa deriva che ci stà portando a giustificare la progressiva perdita di tutto ciò in cui crediamo, religione compresa, in nome di una tolleranza intollerabile.

Una giornata quella di oggi che non deve essere considerata solo un simbolo ma che deve spingerci e rimotivarci per garantirci un futuro degno di essere tramandato. Lo sfacelo che ci attornia deve essere un monito per chi vuole alzare le braccia ed arrendersi all’inevitabile baratro di ideali che squassa l’Europa in totale crisi di identità. La piccola Svizzera nel tempo si è dimostrata una grande Svizzera, un esempio che ci è invidiato e che solo l’ottusità di una parte politica priva di coraggio vuole cancellare.

Ci opporremo a tutto ciò! Noi vogliamo una Svizzera libera, indipendente e neutrale con una forte tutela dei diritti popolari, che sono l’unica vera garanzia contro lo strapotere di politici inetti e asserviti ad interessi che non sono quelli del popolo svizzero. Statene certi l’UDC c’è e ci sarà sempre a difesa della bandiera rossocrociata.

W il nostro Paese! W la Svizzera!

Pierre Rusconi, consigliere nazionale UDC Ticino