“Si poteva anche procedere a una votazione popolare consultiva”


I miei ex alunni sono legione e, ancor più, un’autentica miniera. (Alcuni hanno avuto fortuna in politica – non certo grazie al loro professore! – e cito il presidente del Governo, il presidente del Gran Consiglio, il municipale deputato a Berna e parecchi altri minori). Sotto questo punto di vista mi ritengo nettamente avvantaggiato rispetto ai miei colleghi giornalisti. Oggi è di scena Ares Bernasconi, giovane e già affermato giurista, collaboratore universitario, di area PPD. Egli si esprime qui molto apertamente – accogliendo una proposta della Redazione – sull’impareggiabile psicodramma luganese.

Un’intervista di Francesco De Maria.



Ares Bernasconi, 1984, Avvocato ed assistente scientifico nell’Università di Lucerna, è stato tra i promotori alla fine del 2010 del mantenimento delle giurie popolari in Ticino. Recentemente a Lugano si è dedicato alla tutela del mercato dell’antiquariato del sabato nelle vie della Città.


Francesco De Maria   Sul casus belli del giorno il suo amico Rolf Endriss ha scritto: “L’on. Jelmini ha sbagliato”. Lei che cosa ne pensa?

Ares Bernasconi   Rolf Endriss ha espresso un’opinione legittima, alla luce del fatto che la base del PPD non è stata interpellata in alcun modo al riguardo della nomina del Vicesindaco. Lorenzo Quadri ha superato in fatto di voti di gran lunga Giovanna Masoni (è un fatto incontrovertibile piaccia o non piaccia).

Anche il dr. Denti, grande “avversario” di Jelmini nelle recenti durissime elezioni comunali (dove la poltrona per il PPD era una sola sin dall’inizio, lasciando da parte i sogni) la pensa allo stesso modo. Una piccola comprensibile rivalsa?

AB   Non credo si tratti di una rivalsa, ma della propria sincera opinione, alla luce del risultato elettorale chiaro. Alcuni si sono perfino spinti ad affermare, dimostrando un legalismo brutale, che il Popolo nella designazione del Vicesindaco “non c’entra”. Mi sembra come minimo una tesi di difficile comprensione detta da politici di fronte ai loro elettori.

Jelmini poteva fare tre cose. A) Votare Masoni B) Votare Quadri C) Uscire da quella famosa porta. La conseguenza di C) la spieghi lei.

AB   In realtà poteva farne cinque e forse anche di più, combinando alcune possibilità. A) Votare Masoni; B) Votare Quadri; C) Uscire dalla porta; D) Votare per sé stesso o un altro municipale; E) Proporre un’elezione popolare consultiva. In realtà, l’opzione C è esclusa perché a Angelo Jelmini non gli era permesso uscire: i municipali sono obbligati, sotto pena di sanzione disciplinare, a partecipare alle sedute di Municipio. Un municipale, senza valida ragione, non può prendere e andarsene come meglio crede (art. 96 cpv. 1 LOC).

Poi argomenti, da valente giurista, in favore di ciascuna delle tre possibilità.

AB   Mi si chiede da giurista, tuttavia occorre chiarire che la nomina del Vicesindaco è una questione squisitamente politica. Proprio perché si tratta di politica, mi posso limitare a formulare ipotesi. Le ragioni e la strategia politiche alla base della sua scelta andrebbero chieste direttamente ad Angelo Jelmini. Si presentavano di fronte al Municipale PPD sostanzialmente tre scenari politici: abbracciare la candidatura Masoni, la candidatura Quadri oppure chiamarsi fuori.

In questo caso Angelo Jelmini nei fatti si è profilato apertamente per Giovanna Masoni, che personalmente stimo, tanto da averla invitata in passato, quando ero ancora presidente di sottosezione, a manifestazioni popolari-democratiche. Tuttavia lei disponeva di ben 1’000 voti in meno. La scelta di Angelo Jelmini è una scelta politica, che porterà con sé conseguenze dirette anche nel PPD. Ora, è impossibile dire in che modo, visto che non c’è mai stato un dibattito fra la base. Come analogamente politica sarebbe stata la scelta per Quadri.

Angelo Jelmini avrebbe però anche potuto “chiamarsi fuori”, senza lasciare l’aula, ma non lo ha fatto. In tal caso avrebbe potuto votare per sé stesso o per un altro municipale, lasciando in qualche modo la responsabilità agli altri. Alla luce dello scarto importante dei voti tra i due contendenti, sarebbe potuta anche essere interessante una non decisione, chiedendo al Municipio che rimettesse il “pallino” nelle mani del Popolo grazie a una votazione consultiva (che per prassi sono possibili su ogni oggetto comunale, anche di esclusiva pertinenza municipale). Ciò avrebbe dato anche l’opportunità di aprire un dibattito politico fra la popolazione. Personalmente spero che dalla prossima legislatura, vista anche l’importanza simbolica in una grossa città del ruolo di Vicesindaco, che la carica sia di nomina popolare.

Alcuni (magari interessatamente) hanno commentato in modo negativo/ironico il comportamento dell’on. Quadri, giudicato troppo rivendicativo e inflessibile. Le sue “1000 schede in più” sono realmente un argomento decisivo?

AB   Bisogna essere coscienti e coerenti della forma istituzionale che ci si vuole dare. In una democrazia i voti sono un argomento decisivo. In altre forme di governo probabilmente no. A ulteriore sostegno di Lorenzo Quadri va sottolineato il fatto che lui chiedeva in fondo solo l’applicazione della prassi decennale del Municipio di Lugano per la nomina di Vicesindaco. Erasmo Pelli era divenuto infatti Vicesindaco, avendo raccolto più voti della collega di partito Valeria Galli. A ciò si aggiunge il fatto che in passato la Lega aveva rinunciato a rivendicare il Vicesindacato, pur avendone diritto.

Ricorrevano quindi tutte le condizioni per designare Vicesindaco Lorenzo Quadri.

C’è chi ha scritto: “Il direttore del Mattino della Domenica (non uno dei fogli più amorevoli e timorati di Dio…) non puo’ fare il Vicesindaco”. Ho personalmente deplorato questo tentativo di Berufsverbot, che giudico illiberale. E’ anche la sua opinione?

AB   Forse anche per invidia, il cosiddetto antileghismo si fa sempre più feroce, ma anche sempre più inconcludente. In questi anni di Municipio Lorenzo Quadri ha dimostrato di essere idoneo a ricoprire una carica nell’Esecutivo di una Città come Lugano. Credo sia questo semmai il solo criterio determinante. Il fatto sia direttore di un giornale, mi sembra sinceramente un pretesto contra personam, per trovare una qualsivoglia ragione pseudo-oggettiva contro di lui.

Per questo “sgarro” lei prevede che ci saranno rappresaglie? E quale forma potranno assumere?

AB   È possibile. Ma tendo a vedere le cose in positivo. Le “rappresaglie”, ammesso e non concesso se ve ne siano, potrebbero anche essere un’occasione positiva per la Città per approfondire meglio alcuni temi. Un qualche referendum in più a Lugano ci può anche stare e coinvolge meglio l’elettorato. Questa decisione potrebbe rendere più difficile la politica del compromesso. Il PPD si è sempre proposto come il partito che sa mediare, mentre qui ha dimostrato di adottare una posizione che rischia di rendere più difficile la concertazione.

In molti anni i partiti storici hanno subito duri e amari colpi inferti loro dal nuovo potere emergente. Potranno riprendersi (a Lugano e altrove)? In che modo? Quali sono a suo avviso le migliori chance del PPD?

AB   Credo che la struttura tradizionale “partito” sia un po’ un crisi ed è forse questa la ragione per cui i partiti storici hanno difficoltà. Oggi occorre avere la capacità di esprimere concetti chiari, percepire le preoccupazioni della gente, dando risposte immediate. Al centro di ciò sta evidentemente l’ascolto. Credo che solo con l’ascolto dei veri problemi della società, ripulendosi da ogni ideologia, potranno semmai riprendersi i partiti storici.

Il PPD a Lugano è sempre stato un partito di minoranza, oggi con soli 9 seggi su 60. Dovrebbe essere più grintoso e più vicino alla gente con una politica positiva e proattiva. In fondo non ha nulla da perderci.

E il PLR? A Lugano è in cerca di un nuovo presidente sezionale. Ha sentito in giro qualche indiscrezione?

AB   Sia il PLR sia il PPD starebbero cercando un presidente. Il procrastinarsi delle decisioni indica difficoltà nel trovare le persone adatte a rilanciare le sezioni. Verosimilmente si ricadrà sul disponibile.

ReGiorgio è stato un grande Sindaco, non le pare? E Borradori, sarà grande anche lui? Metta a confronto queste due notevoli personalità.

AB   Certo, Giorgio Giudici è stato un pilastro per la Città di Lugano. Grazie a lui è cresciuta, è stato creato un vero polo urbano: penso molti gli sono riconoscenti per la sua gran voglia di fare. Ha consacrato praticamente tutta la sua vita e la sua carriera politica per Lugano. Marco Borradori ha una grande esperienza di governo grazie al Consiglio di Stato: con una personalità diversa e soprattutto in un contesto diverso (situazione finanziaria difficile) penso abbia tutte le carte in mano per divenire un grande Sindaco.

Il giovane Michele Bertini è salito molto rapidamente alla ribalta, alcuni lo vedono come una grande speranza per il PLR. Dal 2008 un inizio di carriera politica… tutto in discesa. Dove arriverà Michele Bertini?

AB   Dove arriverà Michele Bertini bisogna chiederlo a lui. Sicuramente è l’esempio come anche i giovani, se lo desiderano, hanno il loro spazio in politica. Michele, che ho avuto il piacere di conoscere a Lucerna, quando eravamo studenti, è sempre stato capace di interagire con le persone e questo è un pregio che gli va dato. Ha la volontà di impegnarsi al massimo e anche l’interesse e la passione per la nostra Città. Questo mi piace molto.

Per finire, Giovanna Masoni e la sua (dispendiosa e poco redditizia, mormorano i detrattori) politica culturale, LAC in testa. E’ una questione alla quale io riservo grande attenzione. Nell’imminenza del fatale 31 ottobre avevo proposto un’intervista sul tema a Lorenzo Quadri, il quale – comprensibilmente – aveva temporeggiato; adesso chissà! Io sono sempre dalla parte della cultura e tuttavia (talvolta) mi dico: il cittadino contribuente deve sempre pagare tutto, senza discutere e senza far di conto?

AB   Credo bisogni distinguere la cultura che dà spazio alle idee (giovanile, popolare, ecc.) da quella cosiddetta cultura da business (grandi eventi con grossi investimenti). Ritengo non sia compito di un Comune e di Municipio la gestione della cultura da business, soprattutto in un periodo di crisi finanziaria, ove occorre concentrarsi sul necessario. Semmai va ipotizzata una soluzione regionale, valutando di delegare la gestione a privati.