I “social network” possono diventare un calvario

Politicamente S-corretta 4I nostri politici hanno la smania di volersi mescolare alla gente comune.

Sui social sono (quasi) tutti presenti, democratici e pronti all’ascolto, ma in realtà si sono cacciati in un bel pasticcio. Perché se è vero che è importante rimanere in contatto con la realtà e comprendere così le problematiche dei cittadini, è altrettanto vero che la rete è anche un caleidoscopico guazzabuglio di commentatori : sono presenti quelli stimolanti e intelligenti così come gli stracciamaroni da competizione.

Io, metalmeccanico del locarnese, posso dire a te, Norman Gobbi, che anche se sei un Consigliere di Stato ti sono rimaste le luganighe e la polenta nello sguardo. Posso dire a Bertoli che il suo discorso del 1° agosto è stato più imbarazzante di un libro di Moccia e che spedirei lui e il suo pianoforte sulla luna. Posso dire al direttore di un qualsiasi quotidiano / settimanale che con il suo giornale c’accendo il camino. Alla Sadis che la sua voce è più fastidiosa di un blackout durante i rigori al mondiale. Posso dire a Savoia di chiudersi per un mese in un bugigattolo assieme a Del Bufalo. Posso inoltrare una richiesta d’amicizia a Cantarelli solo per chiedergli : “Ciao, chi sei?”. Ovviamente, nella maggior parte dei casi, se il metalmeccanico si trovasse di fronte la Sadis, si guarderebbe dal dispensarle commenti sulla sua voce.

Queste sono le controindicazioni del virtuale. E qui, in un certo senso, casca il politico. Perché il politico all’insulto facile non è addestrato. Il turpiloquio lo lascia destabilizzato. Gli schiaffoni virtuali lo inebetiscono. Basta farsi un giro su un paio di bacheche per osservare la galleria di pugili che cercano di rispondere a colpi di post ai propri detrattori, spesso mettendosi in KO. C’è il politically correct con i nervi d’accaio che risponde sempre gentilmente. C’è il piagnone che alla prima risposta acida si mette a frignare come una signorina a cui si è rovinata la messa in piega. C’è il fuggitivo che alla prima critica scappa come una vecchietta impaurita. Infine c’è lui, il sanguigno ( la mia tipologia preferita) che entra sempre e comunque in un pericolosissimo vortice di botta e risposta che spesso lo riduce a un tale senso di frustrazione che nemmeno una mancata elezione lo proverebbe così tanto.

Immagino che sottoporsi al fuoco incrociato con tutti i rompiballe di Facebook sia un lavoro usurante. E allora regalo agli amici politici una guida scientifica del commentatore tipo, così che possano riconoscere la categoria al primo post.

L’elettore-complottista. È quello che siccome la politica è un mondo sporco e corrotto, e lui lo sa perché non ha perso una puntata di ” House of Cards ” e si è letto tutti i romanzi di Grisham, vede il marcio ovunque. Qualsiasi cosa posti il politico di turno, anche un semplice cambio della foto profilo, lui lo accusa di captatio benevolentiae, inciuci segreti con il partito, acquisto di voti e riciclaggio di denaro sporco.

L’elettore-bolscevico. È quello che seppellisce il politico che posta : “Stasera Chinoise !” con una filippica sulla fame nel mondo, lo scioglimento dei ghiacciai, l’Isis, l’ebola e la sua dermatite seborroica. La colpa di tutte queste disgrazie è del malcapitato che si è permesso di farci sapere che andrà al ristorante.

L’ elettore-estremista. Lui vive in un mondo tutto suo, ma se solo ti permetti di muovere una timida critica a un politico da lui stimato ti scatena contro una furia omicida che alle Termopili a confronto si giocò a scala 40. Roba che il capo della resistenza talebana può andare a fare maialini in polistirolo alla ” Casa del giocattolo”.

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