È definita la “Primavera nicaraguense” la rivoluzione che sta sconvolgendo il paese sudamericano. Il 19 luglio si celebrerà il 39esimo anniversatio della rivoluzione sandinista con la quale terminò la dittatura di Anastasio Somoza Debayle. Oggi, Masaya, la città eroica dei tempi della rivoluzione, è scossa da scontri provocati da coloro che si sono ribellati all’attuale governo di Daniel Ortega. Al potere dal 2007, Ortega e Rosario Murillo, sua moglie e vicepresidente, hanno stabilito quello che sembra una vera e propria dinastia al potere e governano in modo non democratico. I figli della coppia sono infatti coinvolti negli affari dello stato senza aver ricevuto alcun mandato e spesso sostituiscono i ministri in viaggi ufficiali e decisioni importanti.

Queste e molte altre irregolarità hanno fatto insorgere gli oppositori in un crescendo di scontri e violenze che in quattro mesi hanno già fatto circa 300 vittime.  Oggi forze dell’ordine e paramilitari nicaraguensi hanno preso il controllo della città di Masaya fino ad allora controllata dai ribelli. L’operazione militare è durata circa sette ore e si è conclusa con un bilancio di 3 morti e diversi feriti. Tra le vittime un agente di polizia, un ragazzo di 15 anni e una donna. L’Associazione nicaraguense per i diritti umani ha specificato tuttavia che i morti potrebbero essere molti di più, ma per ora è impossibile verificare i numeri esatti. Anche altre località sono state interessate dai disordini e in totale si parla di circa 10 vittime.

Il ruolo della chiesa cattolica è stato importante nel conflitto in quanto la Conferenza episcopale del Nicaragua ha promosso i negoziati tra le parti. Ora tuttavia gli ecclesiastici sono vittime di attacchi e minacce da parte dei seguaci di Ortega. L’auto del vescovo Aberladno Mata è stata attaccata con armi da fuoco mentre si dirigeva verso la città di Masaya. Il quotidiano El Nuevo Diario ha scritto che il monsignor Mata “è stato intercettato da un gruppo di persone che ha danneggiato il suo veicolo gridandogli ‘assassino’, ‘golpista’ e ‘criminale’” ma per fortuna non ha riportato ferite.

Alvaro Leiva, direttore di Asociación Nicaragüense Pro Derechos Humanos’ (ANPDH) in un comunicato ha lanciato il seguente appello: “Faccio appello alla Conferenza episcopale, all’Ufficio dell’Alto Commissariato per i diritti umani, alla Commissione interamericana per i diritti umani e a tutti gli altri organismi di difesa dei diritti umani affinché prestino attenzione a questo SOS che riguarda le località di Monimbó e Masaya che sono sotto attacco da parte di forze combinate che utilizzano armi di calibro importante contro i cittadini”.  Oltre a denunciare più di 40 arresti illegali, le organizzazioni per i diritti umani hanno anche segnalato l’impossibilità di evacuare i feriti di Masaya in quanto l’unico ospedale della città è sotto il controllo militare di Ortega.