Noto come feroce critico del governo del suo paese, il 56enne collaboratore del Washington Post Jamal Khashoggi, è svanito nel nulla dopo aver visitato il consolato saudita a Istanbul in Turchia la scorsa settimana.
Era andato al consolato accompagnato dalla sua fidanzata turca, Hatice Cengiz, per completare le pratiche burocratiche per ottenere i documenti necessari al suo matrimonio. La compagna non è stata fatta entrare e ha aspettato fuori dell’edificio fino alla chiusura, quando Khashoggi non ha fatto ritorno.
In assenza di informazioni attendibili sulla sua scomparsa, si pensa che sia stato arrestato. Il caso però arriva in un momento delicato per le relazioni tra la Turchia e l’Arabia Saudita. I legami tra i due paesi sono molto tesi a causa di una disputa sul Qatar. La Turchia ha spedito cibo e beni di prima necessità in Qatar dopo che l’Arabia Saudita ha interrotto i legami economici e diplomatici con l’emirato accusandolo di sostenere il terrorismo.
Khashoggi vive in esilio negli Stati Uniti ed è un giornalista affermato, con oltre 1,6 milioni di follower su Twitter, molto critico con il regime saudita, in particolar modo contro i piani di riforma sostenuti dal principe ereditario Mohammed Bin Salman, che con ogni presunta riforma porta a comportamenti sempre più repressivi accompagnati da arresti e condanne.
Ex redattore del quotidiano Al-Watan e di un canale televisivo, Khashoggi ha contribuito ai programmi della BBC sull’Arabia Saudita e sul Medio Oriente. È stato visto per anni vicino alla famiglia reale saudita come consulente per alti funzionari. Ma dopo che alcuni suoi amici furono arrestati, fu allontanato con l’avvertimento di smettere di twittare. È noto anche per la sua discutibile “amicizia” con Osama Bin Laden, portata avanti negli anni 80 durante l’occupazione sovietica. Khashoggi tuttavia ha sempre respinto pubblicamente le ultime ideologie di Bin Laden e aveva perso ogni contatto con lui molto tempo prima degli attacchi del 2001 agli Stati Uniti.
In una intervista della BBC tre giorni prima della sua visita al consolato, gli è stato chiesto se sarebbe mai tornato nel suo paese di origine. “Non credo che sarò in grado di tornare a casa”, aveva risposto, “in Arabia Saudita vengono arrestate persone senza aver fatto nulla”.
Il presidente Donald Trump ha detto di essere preoccupato per Khashoggi, mentre il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha chiesto all’Arabia Saudita di sostenere un’indagine approfondita sulla sua scomparsa e di essere trasparente sui risultati.
Il giallo della sua scomparsa rischia di diventare un intrigo sempre più fitto. Gli investigatori turchi, che stanno verificando tutte le telecamere di sorveglianza in cerca di indizi, hanno rivelato al New York Times uno scenario che getta ombre sul principe ereditario Mohammed Bin Salman, il quale avrebbe inviato da Riad un commando della sua guardia privata d’élite per occuparsi del giornalista dissidente. Funzionari turchi sostengono che Khashoggi sia stato ucciso nei locali del consolato e che il suo corpo sia stato rimosso. Riad invece respinge ogni accusa sostenendo invece che Khashoggi sia uscito dal consolato prima di aver fatto perdere le sue tracce.
Il capo dell’associazione dei media turca-araba, Turan Kislakci, ha dichiarato al New York Times che agenti della polizia turca responsabili della sicurezza del consolato, hanno controllato tutte le telecamere di sicurezza e che non mostrano l’uscita a piedi del giornalista. Mentre il Washington Post ha rilasciato un filmato del giornalista che entra nell’edificio del consolato saudita.
Testate giornalistiche e televisioni turche, mostrano foto e video di ben 15 agenti dell’esercito saudita, arrivati a Istanbul in coincidenza con la scomparsa del giornalista e ripartiti subito dopo. Secondo fonti giornalistiche americane, sarebbero stati mandati appositamente per uccidere Khashoggi, che prima di entrare nel consolato aveva lasciato il proprio cellulare alla compagna, dicendole di temere che lo avrebbero trattenuto. L’aveva pregata di chiamare un politico turco del partito del presidente Erdogan nel caso non fosse uscito dall’edificio.
Secondo quanto riferito, sono al setaccio tutte le telecamere stradali per ricercare un furgone nero che si ritiene possa aver trasportato fuori il corpo del giornalista.
L’intelligence statunitense aveva intercettato funzionari sauditi che discutevano di un piano per attirare il giornalista in Arabia Saudita e arrestarlo. Forse qualcosa è andato storto al consolato, magari durante un interrogatorio, e l’uomo potrebbe essere stato ucciso. Se così fosse, un tale piano non avrebbe potuto aver luogo senza l’approvazione del principe ereditario Mohammed Bin Salman. L’indagine continua.