Martedì sera scorso, la speaker della Camera statunitense nonché leader del Partito Democratico al Congresso degli Stati Uniti Nancy Pelosi ha annunciato l’avvio di una procedura di impeachment contro il presidente Donald Trump. Si tratta di una decisione storica: fino ad ora infatti soltanto altri due presidenti, Andrew Johnson e Bill Clinton, furono coinvolti questo tipo di processo, uscendone entrambi illesi. Si ricordi anche che il 9 agosto 1974 il presidente Richard Nixon, di fronte a un’incombente minaccia di impeachment, si dimise.

La Costituzione americana prevede che il congresso possa richiedere la rimozione del presidente dal suo incarico, a seguito di gravi mancanze come per esempio tradimento o corruzione. La condizione necessaria per favviare la procedura è la maggioranza semplice alla Camera dei Rappresentati e la procedura in sé non è altro che l’avvio di un processo che potrebbe portare infine alla destituzione del capo di stato.

Nemmeno il caso Russiagate aveva portato a conseguenze così gravi per l’attuale inquilino della Casa Bianca ma ora Trump viene accusato nuovamente di relazioni sospette con altri paesi. In particolare, l’attuale presidente avrebbe tentato di esercitare pressioni sul presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky per indurlo ad avviare un’indagine su Joe Biden, uno dei candidati democratici più importanti nelle elezioni presidenziali USA del 2020. Da alcuni mesi Trump infatti sostiene che Joe Biden abbia fatto licenziare un procuratore ucraino che aveva intenzione di indagare sul figlio Hunter Biden che sedeva nel board di un’importante società ucraina. Non esiste alcuna prova tangibile dell’effettivo coinvolgimento di Biden padre nel licenziamento del procuratore, che sarebbe stato rimosso dal suo incarico in quanto fortemente corrotto e compromesso sia agli occhi del proprio paese che a quelli della comunità internazionale.

Il presidente Donald Trump avrebbe inoltre telefonato il 24 luglio scorso al presidente Zelensky e nonostante il Congresso abbia sempre chiesto chiarimenti sulla conversazione avvenuta con il leader straniero, Trump si è sempre rifiutato di approfondire la questione.  “Il presidente deve essere ritenuto responsabile” per il “suo tradimento alla sicurezza nazionale e all’integrità delle nostre elezioni. Le azioni del presidente hanno violato la costituzione. Nessuno è al di sopra della legge” ha dichiarato Nancy Pelosi. Immediata la reazione di Trump ha ha affidato la sua amarezza a un tweet: “Un giorno così importante alle Nazioni Unite, un così grande lavoro e un così grande successo, e i democratici deliberatamente dovevano rovinare e sminuirlo con altre breaking news. Che brutta cosa per il nostro Paese!”.

Subito dopo l’annuncio la Casa Bianca ha comunicato che entro la fine della settimana consegnerà sia la denuncia dell’informatore sulla telefonata incriminata sia il rapporto dell’ispettore generale. In questo modo la procedura di impeachment potrà essere avviata immediatamente. Il presidente ha inoltre fatto sapere che renderà pubblica la trascrizione della telefonata con Zelensky per dimostrare che è stata “molto appropriata ed amichevole”.

Secondo molti media è altamente improbabile che Trump sia effettivamente destituito dal suo incarico ma il processo al quale sarà sottoposto potrebbe minare la sua immagine in vista delle elezioni. Tuttavia anche il contrario sarà possibile: la mossa dei democratici potrebbe invece avvantaggiare il presidente se questo dovesse dimostrare di essere innocente.