Germania, la Corte Costituzionale approva “la dolce morte”

Che cosa c’è di sbagliato nel suicidio, se uno nella vita non trova nulla per cui vivere, se non ha la responsabilità di altre persone cui provvedere? Si chiedeva Kurt Baier nel 1958, pubblicando “Il punto di vista morale – una base razionale per l’etica” opera tanto importante quanto garbata e provocatoria.  Oggi, il filosofo austriaco che dopo l’Anschluss emigrò in Australia, avrebbe una risposta epocale. 

Germania. La Corte Costituzionale ha depenalizzato il suicidio “anche per chi non è malato terminale”. La sentenza di Berlino riconosce ad ognuno la piena libertà di morire, qualora lo ritenga opportuno.

La Corte ha infatti depenalizzato il suicidio assistito, potenziando il diritto a togliersi la vita, facendosi aiutare anche da terzi.

Chi vuole morire, non soltanto per cause incurabili, potrà farlo. I giudici di Karlsruhe e il presidente dei guardiani del Grundgesetz, Andreas Vossruhle, hanno approvato eventuali simili decisioni dei cittadini tedeschi, che non saranno più illegali.

Andreas Vossruhle ha fatto sapere che si rammaricherebbe, nel caso in cui qualcuno (di sano) prendesse una simile decisione, ma ha anche sostenuto di essere pronto a sostenere la sua volontà.

La sentenza è una risposta al ricorso di alcuni medici e pazienti che si erano opposti al paragrafo 217 del diritto penale, che nel 2015 aveva introdotto il divieto al suicidio assistito.

Il diritto di togliersi la vita è ora – ed è una decisione epocale – per i giudici, inderogabile.