Una Commissione è stata istituita per indagare le cause dell’Inferno

Il porto di Beirut dopo l’esplosione

Le autorità libanesi hanno istituito un comitato investigativo cui hanno concesso quattro giorni per stabilire la responsabilità delle esplosioni che hanno provocato l’inferno, con circa 137 morti e oltre 5mila feriti. Sono 300 mila, inoltre, le persone rimaste senza casa.

Il ministro degli esteri libanese, Charbel Wehbé ha comunicato l’istituzione di tale comitato, per fornire la verità più dettagliata possibile su quanto avvenuto. Anche la radio francese Europe1 ha annunciato tale decisione: creare una commissione investigativa con al massimo quattro giorni di tempo per fornire un rapporto dettagliato sulle responsabilità.

“I colpevoli di questo crimine orrendo” ha fatto sapere il ministro “dovranno essere trovati e punti, da un comitato di giudici”. Mercoledì scorso il governo ha chiesto gli arresti domiciliari per i responsabili dello stoccaggio di una grande quantità di nitrato di ammonio, nel porto della capitale, sostanza utilizzata anche nella composizione di fertilizzanti ma anche di esplosivi.

Il team di esperti in minacce Chimiche, Batteriologiche Radiologiche e Nucleari, nel frattempo è arrivato a Beirut, per indagare le cause. Sono 14 gli esperti del corpo dei vigili del fuoco italiani atterrati alle 5 a Beirut, all’interno del Meccanismo europeo di protezione civile. Un C-130 dell’aeronautica Militare ha trasportato personali e mezzi.

La Cnn ha, nel frattempo, annunciato la gravità della presenza di carico altamente esplosivo in una nave russa che attraccò nel 2013 nel porto di Beirut: sarebbe stata questa ad aver causato la violenta esplosione, devastando il porto libanese e le zone circostanti. Si tratterebbe di nitrato di ammonio, utilizzato (anche) come fertilizzante agricolo. La nave, deniminata MV Rhosus, era destinata in Mozambico, ma si era fermata a Beirut, impossibilitata a procedere il viaggio a causa di difficoltà finanziarie.

Nel 2016 il predecessore di Daher (oggi direttore delle autorità doganali libanesi), Chafic Merhi aveva scritto a un giudice coinvolto nel caso della nave, chiedendo lo spostamento della stessa, “a causa dell’estremo pericolo”. Il carico fu spostato dalla nave, ma rimase comunque nel porto, a pochi metri dal centro abitato. Sarà compito delle autorità libanesi stabilire se la suddetta imbarcazione fu davvero la causa dell’esplosione: fino ad ora la nave non è stata nominata.

é previsto oggi un incontro tra Trump e Macron per far cooperare USA e Francia negli aiuti al Libano.