Gigi Proietti, se ne è andato la mattina del suo compleanno, il 2 novembre, all’età di 80 anni.

Ottant’anni compiuti il giorno della morte, avvenuta presso la clinica romana di Villa Margherita, dove era ricoverato da due settimane per problemi cardiaci. Un addio a uno dei massimi esponenti della storia del teatro italiano, un addio inaspettato.

Gigi, all’anagrafe Luigi Proietti , aveva esordito nel 1963 grazie a Giancarlo Cobelli nel Can Can degli italiani, per poi interpretare senza sosta numerosi spettacoli teatrali sino a A me gli occhi, please (frutto della collaborazione nel 1976 con Roberto Lerici), esempio di teatro-grafia che aveva segnato uno spartiacque nel modo di intendere il teatro, attraversando in seguito i più importanti teatri italiani e segnando un record di oltre 500 000 presenze al Teatro Olimpico di Roma.

Gigi aveva sempre ironizzato sulla sua data di nascita, il giorno dei morti dicendo: “Che dobbiamo fa’? La data è quella che è, il 2 novembre”. E proprio per il suo compleanno, il giorno dei defunti, se n’è andato. La famiglia mantiene il massimo riserbo e annuncia: “Sarà ricordato come merita nei tempi e modi da definire”. Si parla di esequie pubbliche ma con ingressi numerati.

La carriera di Gigi conta più di mezzo secolo in scena e sul set, nonché un talento unico, un’autoironia peculiare e un cinismo tipicamente romano e romanesco.

Il teatro? Scoperto all’università. “I miei ci tenevano alla laurea” racconta, “io studiavo, si fa per dire, Giurisprudenza ma la sera mi esibivo. Poi il mio amico Lello, che suonava nella nostra band, una sera viene a vedermi e mi dice: ‘Devi fare questo’. Ho capito che recitare mi piaceva tantissimo, è diventata la mia vita. Ma per papà non era la scelta giusta, era preoccupato e mi ripeteva: ‘Prendi un pezzo di carta, se piove o tira vento è una sicurezza'”.

Aveva abbandonato l’Università “La Sapienza”, a soli sei esami dalla laurea, dopo aver conseguito la maturità al liceo ginnasio “Augusto”.

Dal teatro alla televisione, Gigi Proietti si dedicò, tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta: prendendo parte allo sceneggiato Il circolo Pickwick di Ugo Gregoretti, Poi, tra gli anni settanta e gli anni ottanta fu inoltre protagonista di diversi spettacoli di successo come sabato sera dalle nove alle dieciFatti e fattacciFantastico e Io a modo mio.

Nel 1976 arrivò per Gigi la consacrazione cinematografica, con il celebre Febbre da cavallo, in cui Gigi recitò nel ruolo dell’incallito scommettitore Mandrake, tanto da divenire un cult.

Sono diverse le serie televisive di successo a cui Gigi partecipò dagli anni Novanta, prima fra tutte la serie per la RAI Il maresciallo Rocca, per cui divenne l’indimenticabile maresciallo – investigatore, vedovo con tre figli, maresciallo comandante della stazione dei Carabinieri di Viterbo, innamorato della farmacista interpretata da Stefania Sandrelli. Il ruolo gli era valso la cittadinanza onoraria nel 2014 di Viterbo.

Sempre per la RAI interpretò San Filippo Neri nella miniserie Preferisco il Paradiso, e diversi altri importanti ruoli in svariate serie.

Gigi cantò, anche, facendo parte del gruppo musicale Trio Melody, insieme a Stefano Palatresi e Peppino di Capri, e fu anche poeta e scrittore. Appassionato di musica sin da bambino, cantava e suonava nei locali sin dalla più giovane età : «Per mantenermi agli studi» racconterà «cantavo nei night club. Cominciavo alle 10 di sera e finivo alle 4 del mattino, uscivo fuori con un collo gonfio… Non c’era misura di camicia che tenesse: ce voleva un copertone».[

Era ritornato in televisione nel 2017 come protagonista nel programma Cavalli di battaglia, tratto dall’omonima tournée che celebrava i suoi 50 anni di carriera.

Considerato l’erede di Ettore Petrolini aveva dichiarato: «Quando a Petrolini gli si chiedeva se discendesse dalla Commedia dell’Arte, lui rispondeva “io discendo solo dalle scale di casa mia”. Mi piace l’ironia dei romani di una volta».

Alla domanda se sapesse sin da subito che avrebbe fatto l’attore, aveva risposto: «Assolutamente no! A teatro non c’ero mai stato e poi non ero figlio di attori». A teatro, infatti, si era iscritto quasi per caso, compilando il modulo al Centro Teatro Ateneo. Poi era divenuto allievo di personaggi di spicco come Arnoldo Foà, Giulietta Masina e Giancarlo Sbragia. «La mattina frequentavo le lezioni, il pomeriggio provavo all’Ateneo, la sera cantavo nei locali notturni. Gli esami non finivano mai» Aveva raccontato.

Lasciata, alla fine, la facoltà di Giurisprudenza, aveva iniziato a frequentare il corso di mimica del Centro Universitario Teatrale tenuto da Giancarlo Cobelli, il quale notando sin da subito le sue qualità di musicista lo aveva scritturato per uno spettacolo d’avanguardia da lui diretto, il Can Can degli italiani, per l’appunto, che avrebbe segnato il suo esordio. Da quel lontano 1963, i suoi successi teatrali si erano susseguiti uno dopo l’altro, come una perla in una collana, in una sequenza.

La sua partecipazione era entrata anche in alcuni film statunitensi diretti da registi di prestigio come Lumet, Altman e Ted Kotcheff, o francesi, con il francese Bertrand Tavernier.

Dopo diversi film sul grande e piccolo schermo di successo, Proietti aveva debuttato come conduttore televisivo, dal ’83 al ’98.

Nel 1996 aveva scritto e diretto un suo testo, Mezzefigure, e nel 1998 aveva prestato la propria voce come narratore della fiaba Pierino e il lupo di Sergej Prokofiev, sotto la direzione orchestrale di Enrique Mazzola.

Diversi spettacoli diretti nel 2005, trionfi sul piccolo schermo; aveva collaborato coi fratelli Vanzina, e aveva preso parte al cinema ancora nel 2011 in Tutti al mare di Matteo Cerami, e in Box Office 3D – Il film dei film (diretto e interpretato da Ezio Greggio, nel ruolo del Mago Silenzio, ovvero parodia di Albus Silente, poiché il film era un compendio di diverse parodie di celebri film).

Molto riservato sulla sua vita privata, era sposato con un’ex guida turistica svedese, Sagitta Alter, dalla quale ha avuto due figlie: Susanna e Carlotta, anche loro attrici.

Nel 2016 aveva addirittura debuttato al teatro Globe Theatre, da lui fondato nel 2003, portando in scena dall’8 al 17 luglio 2016 lo spettacolo “Omaggio a Shakespeare”.

Ed è proprio così che Gigi viene ricordato: poliedrico e talentuoso, sapeva recitare da una tragedia di Shakespeare a una commedia all’italiana, nonché le poesie del Belli sulla sua amatissima Roma, come recentemente aveva fatto in una straordinaria trasmissione con Alberto Angela, dedicata appunto alla Città Eterna.