Al celeberrimo sito di Stonehenge si accede solo previa un biglietto abbastanza caro, ma circumnavigando il cerchio di pietre, si vede, non lontano, l’autostrada A303. Il primo pensiero che salta alla mente del turista è che questi automobilisti che si recano al lavoro sono certamente fortunati nel vedere tutti i giorni Stonehenge.

Ora, però, tutto sta per cambiare. Il governo britannico ha infatti approvato il piano che prevede di scavare un tunnel stradale a poche centinaia di metri dal celeberrimo monumento religioso, nonostante l’ispettorato alla pianificazione avesse raccomandato a Grant Shapps, segretario dei trasporti, di negare il consenso, poiché la costruzione causerebbe danni irreversibili e permanenti al sito patrimonio dell’Unesco.

Nonostante ciò, ritenendo i vantaggi economici “superiori ad ogni danno”, Shapps ha approvato il piano. Contro la decisione, ritenuta scellerata, si scagliano archeologi e esperti di ambiente.

English Heritage, che ha in gestione tutto il patrimonio britannico (dal Vallo di Adriano in Scozia al castello di Tintagel o il campo di battaglia di Hastings, alle scogliere di Dover), ritiene invece la decisione opportuna poiché la strada, essendo sottoterra, non rovinerebbe più il paesaggio.

Proprio questo fatto, tuttavia, causerebbe la dispersione di occasioni di scavo, dato che tutta la zona intorno a Stonehenge è ricca di reperti archeologici.

Rimangono sei settimane per fare ricorso. Nei giorni precedenti rievocatori storici, in abiti da druidi, si sono radunati nel Wiltshire, per opporsi al progetto che costerebbe 1.7 miliardi di sterline e poco importa se i celti non furono proprio coevi alla costruzione di Stonehenge: il messaggio è chiaro, cerchi di pietra, venerati dai celti, debbono essere salvaguardati dalla dirompente modernità.