Il 9 aprile del 1821 nasceva in una casa del quartiere latino a Parigi, al numero 13 di rue Hautefeuille, dalla ventisettenne Caroline Archimbaut-Dufays e dal cinquantaquattrenne Joseph-François, Charles Baudelaire.

Rimasto orfano del padre all’età di 6 anni, fu amato e riamò la madre almeno fino a quando questa non si sposò con il freddo e rigido ufficiale Jacques Aupick. Tra patrigno e figliastro l’odio divenne presto irreparabile, così come fu inevitabile la rottura del rapporto con la madre.

All’età di dodici anni Charles entrò nel Collegio reale di Lione, città dove si trasferì la famiglia a causa del lavoro del patrigno, a quattrodici anni si iscrisse il collegio Louis-le Grand, nel quale i suoi risultati altalenanti e il suo studio incostante fecero tuttavia emergere “il preconscio amore per le fini opere di letteratura.”, come avrebbe più tardi dichiarato un suo compagno di classe.

Espulso dal liceo a diciott’anni per “indisciplina” (si era rifiutato di consegnare al professore un biglietto che un compagno gli aveva passato in classe), si diplomò al liceo Saint-Louis, dopo il quale sfociò, irrefrenabile, la sua passione per la letteratura.

Bohémien, sommerso dai debiti, amò prostitute, in particolare, dal 1840 in poi, ovvero dalla soglia dei vent’anni, intrattenne una relazione quasi fissa con Sara, una giovanissima prostituta ebrea. Un anno dopo fu imbarcato, su consiglio della famiglia (che voleva strapparlo dalla vita dissoluta), su una nave, il Paquebot des Mers du Sud, diretta verso Calcutta, in India, durante il viaggio si fermò sull’isola di Bourbon, poi su quella di Maurice, deciso a non giungere in India, ma a tornare in Francia. Il viaggio incompiuto aveva tuttavia destato in lui un’altra passione: quella per l’esotismo.

Ritornato quindi in Francia si dedicò con voluttà e passione alla letteratura, scrisse le prime composizioni di quello che sarà poi il suo capolavoro, I fiori del male, affermandosi inoltre come critico d’arte e giornalista, per rifiutare, nel frattempo, ogni proposta di matrimonio combinato dalla madre o dal patrigno.

Théophile Gautier, Jeanne Duval (una danzatrice e attrice teatrale creola di origini haitiane, chiamata “la Venere Nera”) furono solo alcuni dei più importanti personaggi che influirono (in plurimi modi) sulla vita del poeta, il quale conduceva uno stile di vita lussuoso (anche grazie all’eredità paterna) alloggiando al centralissimo Hotel de Pimodan sull’isola di Saint-Louis.

Dandy e scialacquatore, dall’età di ventiquattro anni inizia ad essere conosciuto nei circoli letterari parigini come il Club des Hashischins, del quale entrò a far parte: nel circolo si faceva uso di droghe (come l’hashish) e ad esso appartenevano anche personaggi del calibro di Jacques-Joseph Moreau, Théophile Gautier, Gérard de Nerval, Honoré de Balzac, Eugène Delacroix ed Alexandre Dumas padre.

Charles conobbe poi Balzac, continuò a scrivere, e all’età di ventisei anni, nel 1945, diede alle stampe la prima edizione dei Fiori del Male. Audacissimo, estetico, esotico ed esoterico, il volume attirò la positiva  recensione critica del Salon dello stesso anno e  numerose attenzioni in campo artistico.

Sommerso però dai debiti e dalla fragilità, Baudleire tentò il suicidio in maggio. Forse ignorato dalla madre, probabilmente per ordine del patrigno, ritentò la morte il 30 giugno 1845, accoltellandosi, dopo aver detto addio alla sua creola scialacquatrice.

Recuperando dopo la crisi, partecipò, due anni dopo, nel fatidico 1848, ai moti rivoluzionari parigini, salendo sulle barricate, per poi vedere sfumare la possibilità di una vittoria e di una “liberazione” dalle sanguinarie giornate successive alle proteste, dalla proclamazione della Seconda Repubblica francese e dalla conseguente instaurazione del regime bonapartista del futuro Napoleone III.

Durante il Secondo Impero, Baudelaire visse tra alloggi momentanei e debiti pressanti, si avvicinò e conobbe Richard Wagner e Edgar Allan Poe (cui dedicherà diversi articoli e traduzioni in francese), poi, nel 1855, a distanza di dieci anni, diede alle stampe la nuova edizione del suo capolavoro estetico, Les Fleurs du Mal, “un’imprecazione, cesellata nel diamante”, come li avrebbe definiti Emilio Praga.

Seguirono, undici anni dopo, la raccolta Les Épaves (I relitti), in cui vennero inserite le poesie che per ordine delle autorità erano state eliminate dalla prima edizione de I Fiori del Male, e traduzioni di varie opere di contemporanei.

Nel 1859 si era riconciliato con la madre, con la quale aveva vissuto a Honfleur, scrivendo il poema emblema Le Voyage.

Distrutto tuttavia dalla schizofrenia, dalla morte tentata anche dal suo editore Auguste Poulet-Malassis, e soprattutto dai dolori dorsali e cerebrali causatigli dalla sifilide, Charles, che nel frattempo si era riconciliato con la “Venere Nera”,vedeva anche Jeanne divenuta cieca, emiplegica e sofferente anche lei per la sifilide, morire.

Dopo relazioni finite male, abusi di alcol e droghe, un riavvicinamento alla religione cattolica, venne colpito da un ictus nel 1866, e dopo un anno di agonia, morì tra le braccia della madre, a soli 46 anni.

Lui, che aveva definito Victor Hugo come un “vecchio coccodrillo” per le storie sentimentali dei Miserabili, lui che aveva visto la fine di un’epoca che lui stesso aveva innovato, solo dopo la sua morte fu considerato per il proprio talento. La madre pubblicò le sue opere, che furono diffuse e tradotte.

Il 31 maggio 1949 la Corte di Cassazione francese decise di riabilitare opere e memoria del poeta scomparso, colpite dalla censura e revocò la condanna per oscenità subita dal poeta, annullandola.

Oggi Baudelaire è considerato uno dei più grandi poeti di tutti i tempi.