Venerdì scorso, il ministero degli Esteri russo ha pubblicato una lista di otto funzionari dell’UE, tra cui il presidente del Parlamento europeo Davide Sassoli, vietando loro l’ingresso nel territorio russo. La misura è stata adottata in seguito alle sanzioni emesse dall’UE contro due russi accusati di persecuzioni di gay e lesbiche in Cecenia e contro quattro alti funzionari russi vicini al presidente Vladimir Putin a causa dell’incarcerazione del leader dell’opposizione russa Alexei Navalny.

“L’Unione europea continua la sua politica di misure restrittive unilaterali illegittime contro cittadini e organizzazioni russe”, si legge nel comunicato stampa del ministero. “Questa pratica contraddice la Carta delle Nazioni deliberatamente diffusa dai media occidentali”.

Il Cremlino, sempre attraverso il ministero degli Esteri, ha affermato che l’UE stava cercando di punire Mosca per le sue politiche estere ed interne “indipendenti”, sottolineando che tutte le proposte per risolvere i problemi tra Russia e UE attraverso un dialogo professionale diretto, sono state costantemente ignorate o respinte.

Davide Sassoli ha scritto via Twitter che “nessuna sanzione o intimidazione fermerà il Parlamento europeo o me dal difendere i diritti umani, la libertà e la democrazia”. Congiuntamente con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, Sassoli ha condannato l’azione di Mosca dicendo che è “inaccettabile, priva di giustificazione giuridica e del tutto infondata”. “È l’ultima sorprendente dimostrazione di come la Federazione Russia abbia scelto di confrontarsi con l’UE invece di accettare di correggere la traiettoria negativa delle nostre relazioni bilaterali”, ha aggiunto Sassoli.

Bruxelles, oltre alla condanna, promette di reagire con ulteriori azioni, perché questa ritorsione “si rivolge direttamente all’UE, non solo alle persone interessate”.

L’elenco delle sanzioni russe include Ilmar Tomusk, direttore generale dell’Ispettorato linguistico dell’Estonia; Ivars Abolins, presidente del Consiglio nazionale per i media elettronici della Lettonia; Maris Baltins, direttrice del Latvian State Language Center; Jacques Maire, membro della delegazione francese all’Assemblea parlamentare del Consiglio europeo; Jorg Raupach, procuratore capo di Berlino; Asa Scott, capo della divisione Protezione e sicurezza CBRN presso l’Agenzia svedese per la ricerca sulla difesa; Vera Jourova, vicepresidente della Commissione europea per i valori e la trasparenza.

Le sanzioni UE hanno preso di mira funzionari coinvolti con il più irremovibile oppositore e critico del presidente russo. Navalny è stato arrestato a gennaio al suo rientro dalla Germania, dove aveva trascorso cinque mesi guarendo da un avvelenamento per gas nervino che lui stesso attribuisce ad agenti federali russi vicini a Putin. A febbraio, Navalny è stato condannato a 2 anni e mezzo di carcere con l’accusa di aver violato i termini di una condanna sospesa mentre si trovava in Germania. La sentenza è derivata da una condanna per appropriazione indebita del 2014 che Navalny respinge in quanto motivata politicamente.

La Russia disapprova le critiche degli Stati Uniti e dell’Unione europea in merito alla reclusione di Navalny e al giro di vite sulle proteste che chiedevano il suo rilascio. Le tensioni hanno ulteriormente aggravato le relazioni con l’Occidente già precipitate dopo l’annessione della penisola ucraina della Crimea, dalle interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali americane e dagli attacchi di pirateria informatica.

Washington si unisce alla condanna dei leader europei, definendo la ritorsione russa come “l’ennesimo tentativo di intimidire i critici”. Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha affermato che gli Stati Uniti stanno cercando, insieme ai suoi alleati europei, un rapporto più costruttivo con la Russia a condizione che Mosca adempia ai suoi obblighi internazionali.

Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha pubblicato un messaggio sul suo profilo Facebook con il quale afferma che la Russia non ha mai minacciato nessuno con le sue sanzioni di risposta ma, “non faranno tacere neanche noi”, ha affermato Zakharova.