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Dopo la notte più lunga di Lugano oscillo ancora fra l’incredulità e la rabbia. Si è trattato di una demolizione in “stile Netanyahu”. Prima uomini in armi sgomberano la casa dei palestinesi, poi intervengono le ruspe e la polverizzano. Lì lo fanno alla luce del sole, a Lugano nell’oscurità della notte, come dei vandali. Poi scappano, e si nascondono dietro allucinanti frasi tragicomiche. Prima fra tutte quella del sindaco: “Chiederemo la licenza di demolizione in sanatoria”. Prima demolisci, poi chiedi l’autorizzazione a demolire. No comment.

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Come Pensiero del giorno abbiamo scelto per voi questo testo pubblicato da Martino Rossi su un social. Sono parole di una plateale e sconcertante esagerazione, e l’estensore (che non è un ragazzino del liceo) dovrebbe rendersene conto.

La politica è prima di tutto variazione, che talvolta è lenta e talaltra veloce. Nel presente l’essenziale del nodo luganese può essere schematizzato così (nostra opinione non vincolante) :

È in atto un attacco insidioso contro la maggioranza municipale, che ha chiaramente vinto le elezioni. Questo attacco viene portato dalla Sinistra (ufficiale e non ufficiale) e si serve abilmente dello scontento “rivoluzionario” e pantoclastico dei molinari.

È un momento difficile, anche a causa della velenosa parzialità dei media (ma contro queste cose la destra dovrebbe essere… iper vaccinata).

Il Sindaco è in politica da 30 anni e ha sempre avuto la vita facile (sarà stato anche bravo, non diciamo di no). Adesso però stia attento e faccia vedere quello che sa fare. Perché i perdenti di aprile hanno una voglia matta di vincere a giugno.

Anche barando, se proprio è necessario.