Michelangelo lo dipinse nella volta della Cappella Sistina, il profeta Giona, con l’attributo della balena. Poiché, proprio secondo la leggenda, il profeta biblico (venerato come santo dalla Chiesa cattolica il 21 settembre), sarebbe stato inghiottito da una balena, e sarebbe rimasto all’interno del suo ventre per tre giorni.

Ora, dopo la disavventura di Michael Packard, pescatore americano di aragoste sappiamo che, anche millenni dopo, la storia di Giona non è poi così simbolica.  L’uomo, con oltre quarant’anni di esperienza, mentre era in immersione al largo di Cape Cod, nel Massachusetts, è stato inghiottito da un cetaceo.

Venerdì 11 giugno, di buon mattino, Packard e un altro pescatore sono partiti in barca per la pesca. Dopo aver fermato il natante in mezzo al mare, l’uomo si è immerso, con l’attrezzatura da sub. Poi, all’improvviso ha avvertito un “forte colpo” e ha visto “tutto buio attorno”: una megattera lo aveva appena risucchiato. Inizialmente, racconta Packard, ha pensato in quegli istanti di essere stato attaccato da uno squalo, ma “non vedeva denti” nella cavità orale in cui era finito. Sono sati trenta secondi lunghissimi, durante i quali il sub ha “temuto di morire”. La balena, per fortuna, si è sentita probabilmente infastidita dal corpo inghiottito e, con un colpo di tosse, lo ha sputato.

“Sono stato lanciato in aria”, ha raccontato Packard “e sono atterrato in acqua. Ero libero e mi sono ritrovato a galleggiare. Non potevo crederci. . . Sono qui a raccontarlo”.

Il collega e la guardia costiera lo hanno soccorso e portato immediatamente in ospedale. “È dannatamente fortunato a essere vivo”, ha commentato il capitano Joe Francis, che era a capo di una barca da pesca situata a poca distanza dal punto in cui Packard è stato risucchiato e sputato. Inoltre, Packard, che temeva che i suoi arti fossero rimasti spezzati a causa dell’incontro con la balena, è riuscito a recarsi con le proprie gambe dall’ospedale la sera stessa di venerdì, pur se zoppicando.

Di certo, Packard è rimasto 30 secondi nella bocca del cetaceo, e non 3 giorni, come, invece, Giona. La figura di Giona, in ogni caso, è strettamente connessa al tema della profezia. «Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.» recita Matteo 12,40.

Il profeta Giona e la balena, dipinto da Michelangelo

Nel libro di Giona stesso, il Signore gli comanda di andare a predicare a Ninive, ma Giona fugge a Tarsis. Per la collera divina, la nave è investita da un temporale e rischia di colare a picco dalla violenza delle onde. Giona allora comprende la propria disobbedienza, ma è troppo tardi: è gettato in mare, e un “grande pesce” lo inghiotte. Giona rimane nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, e da qui rivolge a Dio un’intensa preghiera, per cui, dietro comando divino, il pesce vomita Giona sulla spiaggia. Uscito, Giona predica agli abitanti di Ninive che, se non si convertiranno, la loro città sarà distrutta. E qui abbiamo un esempio – largamente inteso dai filosofi medioevali, in primis Alberto Magno, di profezia non avveratasi, secondo cui Ninive non viene distrutta proprio perché gli abitanti si convertono e fanno penitenza. Esempio, inoltre, di come Dio riveli il suo consilium e non la sua sententia. Ma qui siamo oltre le vicende di balene e pescatori e ci inoltriamo già nella Scolastica. E non è il caso.