… e neanche il PLR…

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Quanto è libero un deputato nell’esprimere il suo voto? Questa è ai miei occhi la domanda centrale che aleggia sulla presente intervista. Fabio Regazzi è l’unico consigliere nazionale PPD ad aver votato contro la nefasta legge CO2 (ma lui ci informa anche sul PLR). Vi confesso che la giudico una notizia spaventosa (benché io non sia un tipo facilmente impressionabile).

Certo, un “big” come Regazzi può fare quello che (forse) a un deputato peone risulta impossibile, ma questo non sminuisce la mia ammirazione per la sua lucidità e forza di carattere.

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria È una domanda scontata ma gliela faccio lo stesso. Come si è sentito nel pomeriggio di domenica 13 giugno? Alle 14 ? Alle 17 ?

Fabio Regazzi Alle 14 ho cominciato a percepire che le cose si stavano mettendo bene ma era troppo presto per festeggiare. Con il passare del tempo ho poi capito che ce l’avremmo fatta e alle 17, a bocce ferme, ho ovviamente provato una grande soddisfazione, paragonabile a quando vincemmo la votazione sul raddoppio del Gottardo. In effetti è stata una battaglia difficile e durante la campagna, come don Chisciotte, mi è sembrato spesso di lottare contro i mulini a vento, tanta era la sproporzione delle forze in campo con praticamente tutti i partiti (salvo l’udc) e la grande maggioranza delle associazioni economiche e lo stesso TCS schierati a favore della legge sul CO2. Ma allo stesso tempo ero anche arrabbiato…

Arrabbiato? Si spieghi meglio!

In tempi non sospetti, avevo segnalato – anche all’interno del mio gruppo alle Camere federali – che questa era una pessima legge e soprattutto che stavamo sovraccaricando la barca con tasse, balzelli e vincoli che difficilmente avrebbero superato lo scoglio dell’inevitabile referendum. Questa alleanza spuria e innaturale fra il fronte rosso-verde e i partiti che una volta venivano definiti borghesi (mi riferisco al PPD e soprattutto al PLR) ha invece preferito tirare dritto con il compiacente sostegno della Consigliera federale Sommaruga convinta di superare agevolmente il voto popolare. Come è andata a finire oggi lo sappiamo e il mio rammarico è con delle proposte ragionevoli ed equilibrate avremmo evitato di perdere anni nella lotta alla riduzione delle emissioni di CO2.

Lei è un consigliere nazionale PPD. Quanti suoi colleghi hanno votato No alla legge sul CO2 ?

Nessuno! Sono stato il solo rappresentante del mio partito a votare contro questa legge, mentre nel PLR sono stati 3. Un dato che dovrebbe far riflettere… (ndI : ci ho pensato tutta la notte)

Come mai i deputati sono così obbedienti al cospetto dei partiti? Non hanno scelta?

Difficile rispondere. È comunque ovvio che la possibilità di scegliere c’era e come l’ho utilizzata io (e analogo discorso vale per i tre deputati del PLR) lo avrebbero potuto fare anche altri. La mia sensazione è che l’onda verde e l’isteria climatica che ci ha travolto in questi anni hanno condizionato molti politici che si sono sentiti in obbligo di fare qualcosa più per la propria coscienza che per reale convinzione, senza però interrogarsi se quanto è stato proposto fosse efficace e sostenibile per la popolazione. Non è stato facile andare contro corrente e posso dire che le pressioni per rientrare nei ranghi non sono mancate. Ma siccome quando sono convinto delle mie opinioni difficilmente cambio idea, ho tenuto duro e alla fine la mia cocciutaggine è stata premiata.

Come tutti sanno il PLR ha effettuato una spettacolare “svolta verde”. L’ha fatta anche il PPD ?

La “svolta verde” del PLR è effettivamente stata spettacolare. Personalmente mi è sembrata una forzatura difficilmente comprensibile e soprattutto poco credibile. Tutti sappiamo che gli elettori di regola scelgono sempre l’originale e andare ad invadere il campo ecologista, per altro già piuttosto affollato (oltre ai verdi e alla sinistra c’è anche il partito verde-liberale), sia stata una scelta molto discutibile, per non dire sbagliata. La mia valutazione è confortata dal fatto che sulla legge sul CO2 almeno 2/3 degli elettori PLR hanno votato contro. Nel mio partito è innegabile che una certa sensibilità ecologica c’è sempre stata, per cui non è forse del tutto corretto parlare di svolta. Va comunque detto che il PPD svizzero su questo tema ha tenuto un profilo più basso rispetto al PLR e di questo me ne rallegro.

È opinione diffusa che a suon di legnate alla fine si impari… ma non sono del tutto certo che ciò si applichi al caso presente.

Lo vedremo presto. La batosta è stata pesante e sarà difficile da digerire, per lo meno a giudicare dalle espressioni di alcuni esponenti di spicco del fronte che è uscito sconfitto. Ora bisogna da subito rimettersi al lavoro per trovare delle soluzioni, ma per me è evidente che bisognerà tener conto dell’esito scaturito dalle urne il 13 giugno. Se qualcuno pensa di far rientrare dalla finestra ciò che il sovrano ha buttato fuori dalla porta si sbaglia di grosso, ma bisognerà rimanere vigili perché qualcuno non si è ancora del tutto rassegnato.

L’attivista climatica grida “la terra brucia!”. Il negazionista ritorce: “son tutte balle!”. Esiste una giusta via di mezzo?

Certo che esiste ed è quella in cui io mi colloco. Io non nego l’esistenza di un problema climatico ma poi bisogna affrontare il tema con realismo e ragionevolezza. Con tutto il rispetto per le rivendicazioni estreme degli attivisti, a cui i media danno a mio avviso una risonanza eccessiva, dobbiamo smetterla di far credere che la Svizzera da sola potrà salvare il pianeta. Bastano un paio di dati per far capire cosa intendo: il nostro Paese produce lo 0,1% (!) delle emissioni totali di CO2 mentre ad es. la Cina il 27%: detto in altri termini, in mezza giornata la Cina produce la quantità di CO2 che in Svizzera emettiamo in un anno intero. Questo per dire che anche se per incanto potessimo azzerare da subito le emissioni di CO2, l’impatto a livello globale sarebbe dal nullo all’impercettibile. Ciò non significa che non bisogna fare nulla. Al contrario, la Svizzera deve assumere – e per altro lo sta già facendo – un ruolo esemplare ma tutto quanto faremo avrà una valenza più simbolica che effettiva.

Le dimissioni di Petra Gössi sono solo un atto “dovuto” dopo la bruciante sconfitta, oppure il segnale di un cambiamento di rotta?

La svolta fortemente voluta da Petra Gössi è stata chiaramente sconfessata dalla base del suo partito per cui, da questo punto di vista, credo che le dimissioni siano stata una decisione inevitabile. La mia speranza è ovviamente che questo gesto coincida anche con un cambiamento di rotta o per meglio dire con un ritorno alle origini. Sono convinto che il PLR deve tornare a coltivare i propri valori, quelli che in definitiva fanno parta del suo DNA.

Fino a che punto l’USAM ha seguito nell’avventura il suo presidente? Provi ad esprimersi con una %.

L’USAM è un’associazione molto variegata che comprende ca. 500’000 PMI e 230 associazioni di categoria. Il tema era piuttosto controverso al nostro interno e alla fine è stata decisa la libertà di voto anche per evitare spaccature che avrebbero potuto lasciare degli strascichi. Penso comunque che una buona parte dei nostri membri abbia votato No, anche perché la legge sul CO2 colpiva soprattutto le PM e in particolare le microimprese, che rappresentano una quota importante dei nostri associati. Se proprio dovessi dare un numero direi che sono stati almeno il 65%.

Quanto correttamente si è comportata la tv di Stato e di monopolio durante la campagna?

Avrei molte cose da dire al riguardo ma visto che abbiamo vinto la votazione preferisco trincerarmi dietro un diplomatico “no comment”. Credo tuttavia di poter affermare con ragionevole certezza che la sera del 13 giugno a Comano serpeggiasse una certa delusione…

Per finire, si metta nei panni del presidente Pfister. Quali lezioni trarrebbe dalla giornata del 13 giugno? Quali “correzioni di rotta” apporterebbe? En passant: le piacerebbe diventare presidente nazionale del PPD ?

Gerhard Pfister, oltre che un ottimo presidente, è una persona estremamente intelligente e sarebbe da parte mia presuntuoso pensare di mettermi nei suoi panni. Sono certo che ha fatto le sue valutazioni e che ne trarrà i debiti insegnamenti. Visto che l’ho fatto per il PLR, mi permetto però di esprimere un auspicio: mi auguro che il PPD mantenga una giusta sensibilità sociale e ambientale, senza eccessi e senza seguire ciecamente e acriticamente l’imperante onda verde, rispolverando allo stesso tempo quei valori conservatori che negli ultimi abbiamo un po’ trascurato. E per rispondere alla sua ultima domanda, fra le ambizioni che ho ancora nella mia vita non c’è sicuramente quella di diventare presidente nazionale del PPD. Mi basta e avanza essere presidente dell’USAM e dei cacciatori ticinesi… 

Esclusiva di Ticinolive