Il 22 luglio di 20 anni fa, Repubblica scriveva: “Indro Montanelli è morto. Se ne è andato in silenzio dopo una lunga vita di bastian contrario […] Con lui si chiude un capitolo enorme della storia del giornalismo italiano. È la storia di un cronista d’altri tempi, abituato sempre a confrontarsi con la realtà dei fatti. Ma anche di un opinionista capace di schierarsi e prendere posizione a dispetto dei luoghi comuni e delle ideologie. […] Nel dopoguerra si era affermato come il più brillante degli inviati italiani, sempre dalle colonne del quotidiano di via Solferino. Nel ’74, dopo la rottura con il “Corriere della Sera”, aveva deciso di fare tutto da solo, fondando il “Giornale Nuovo”, quello che presto sarebbe stato conosciuto come “il Giornale” di Indro Montanelli. Una avventura durata fino al 1994. Dopo la “discesa in campo” di Berlusconi, e il tentativo di allineare il quotidiano alla linea del suo editore-politico, aveva ancora una volta sbattuto la porta.

Incredibile, che vent’anni dopo si discuta per abbatterne la statua che lo commemora, a Milano. D’altra parte, la virulenta isteria dei BLM è approdata da tempo anche in Italia, ma fortunatamente dopo le febbri dell’anno scorso, sembra essere parzialmente scemata.

Indro Montanelli, saggista, storico, giornalista e commediografo italiano, da molti considerato il più grande del Novecento, autore di una collana di libri molto popolare e di successo, fondatore del Giornale, fu un pilastro del Novecento italiano.

Era antirazzista. Scrisse una volta che Mussolini lo elogiò per il suo antirazzismo “avete fatto benissimo a scrivere quell’articolo. il razzismo è roba da biondi” gli avrebbe detto. Ma arriviamo al punto: nel 1935, il giornalista commediografo, nelle vesti da ufficiale, invase l’Etiopia. un anno dopo, ferito, rincasò in italia.




Indro Montanelli con la moglie Margarethe de Colins de Tarsienne, austriaca. Sposata a 27 anni, fu deportata in un lager nazista.

Durante la sua esperienza in Africa a 26 anni, ebbe, come da lui stesso ammesso una relazione con una ragazzina africana, di 12 o di 14 anni, secondo varie fonti. era il madamato, ovvero lo sposalizio temporaneo, more uxorio tra gli italiani e le donne autoctone, chiamate madame. Fatima, o Milena, la fidanzatina che aveva 12 o 14 anni meno di lui, 26 enne, alle femministe d’oggigiorno, non va proprio giù: durante la manifestazione per l’8 marzo, a Milano, hanno imbrattato la statua del giornalista perché, a lor parere, sarebbe stato un “pedofilo”.

Foto Wiki commons (lauraderiu) – https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it

Indro, quando ritornò in Italia, lasciò la ragazza al generale Biroli, che la diede a un generale eritreo che in seguito, la ragazza, sposò.

Vent’anni più tardi Indro, ritornato in Etiopia, rivedrà quella ragazza, ora moglie e madre di tre figli, di cui uno si chiamava Indro. Che il primo fosse il suo? “Favola di cui non sono mai più riuscito a liberarmi” scriverà in seguito lo scrittore.