Un anno fa il ruandese Emmanuel Abayisenga, in Francia da 8 anni, incendiò il gioiello gotico di Nantes, distruggendo un quadro e un prezioso organo ottocenteschi. Il motivo?  Aveva il visto scaduto, temeva di essere rimandato in Ruanda. L’uomo, allora di 39 anni, lavorava proprio presso la chiesa di Nantes, come aiuto sagrestano, nonostante fosse musulmano.

Dichiarato problematico, dopo quel terribile 18 luglio 2020, dettosi pentito, fu mandato in una comunità. Oggi, il quarantenne ruandese, ha assassinato Olivier Maire, 60 anni, superiore provinciale dei missionari monfortiani, che ospitavano l’assassino.

L’assassino si è presentato alla gendarmeria di Mortagne-sur-Sèvre assumendosi la responsabilità dell’omicidio.

Ricoverato nuovamente in ospedale come paziente psichiatrico, il suo stato di fermo è stato revocato a causa della “incompatibilità con il suo stato di salute”.

il ministro dell’Interno, Gérard Darmanin si dice pronto a offrire”ogni appoggio ai cattolici”, mentre la Conferenza episcopale francese parla “dolore e incapacità di comprendere”. Darmanin ha anche incontrato i membri della congregazione dei missionari Monfortani, a cui apparteneva il padre superiore Oliveir Maire.

Come riporta Avvenire, quanto avvenuto oggi in Vandea è soltanto l’ultimo di una serie di omicidi registrati in Francia, ai danni dei cattolici.

Quasi un anno fa, il 29 ottobre 2020, un tunisino di 22 anni Brahim Aouissaoui, sgozzò due fedeli e il sagrestano della basilica di Notre-Dame-de-l’Assomption a Nizza; cinque anni fa, nel 2016, padre Jacques Hamel, sacerdote di Saint-Etienne-du-Rouvray, venne sgozzato nella sua chiesa da Abdel Malik Petitjean e Adel Kermiche, uccisi dalla polizia.

La leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, ha dichiarato: “un uomo può rimanere in Francia in maniera illegale, dare fuoco alla cattedrale di Nantes, non essere mai espulso, e ripetere il crimine uccidendo un prete”.