Il professor Francesco Russo, luganese doc, dottore in Matematica e docente al politecnico ENSTA di Parigi, ci offre questo ricordo – nitido, preciso, affettuoso – del suo compagno d’asilo al Ciani, poi alle elementari e al ginnasio. Dopo gli studi Marco intraprende una lunga e brillante carriera politica; infine la morte, prematura, fulminea, che ci lascia frastornati e senza parole.

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Qualche anno fa una conoscenza comune  qualifico’ Marco Borradori il “John Fitzgerald Kennedy (JFK)” del Canton Ticino. Faceva riferimentoall’ impressionante popolarità e alla presenza fisica oltre che intellettuale del Sindaco, già Consigliere di Stato, accostandola a quella del leggendario presidente americano. Come per JFK, la morte l’ha raggiunto nell’esercizio delle sue funzioni. Marco non è stato abbattuto da un cecchino a Dallas, ma è stato stroncato da un fulmineo e non meno letale infarto al miocardio.

Come la stampa e la televisione hanno espresso a più riprese, Marco Borradori é stato uno dei politici  più in vista del Canton Ticino e non solo. I suoi 18 anni in Consiglio di Stato sono da record. La morte totalmente inaspettata contribuirà sicuramente a radicare il suo personaggio nella storia.

I ricordi del nostro comune lontano passato sono senz’altro indelebili per me, ma anche Marco rievocava volentieri gli anni della sua infanzia e adolescenza.

Conosco Marco da una vita.  Un aneddoto: non abbiamo mai mancato di inviarci gli auguri di compleanno e Natale, fin dai tempi delle elementari. Frequentammo addirittura lo stesso asilo: il Ciani, in Viale Cattaneo a Lugano. Mi ricordo il nome della maestra: la signorina Mara, molto bella, ma risolutamente severa.

I primi due anni di elementari si svolsero in Centro a Lugano nel vecchio edificio (un po’ lugubre) delle scuole, che sorgeva dove ora c’è la Pensilina. Si usavano ancora il grembiulino e il calamaio neri e c’erano classi maschili e femminili. Ho ancora il libro rilegato dei quaderni delle elementari: quello di seconda include un componimento intitolato “Il mio compagno di banco”, riferito a Marco. Il tema era un po’ birichino, difatti la nostra vera amicizia nacque qualche tempo dopo, verso la fine dell’anno scolastico.

La scuola di allora era per certi versi “risorgimentale”, alla “Edmondo De Amicis”, anche se il nostro docentedi seconda elementare portava della basette in stile “beat”: anche lui severissimo, addirittura implacabile. Mi ricordo di Dov, un nostro compagno di classe ebreo, un po’ turbolento ma  giocoso e tanto simpatico.  Dov veniva pero’ regolarmente punito (in modo totalmente sproporzionato) dal maestro “beat”. Ho rintracciato Dov Su Facebook qualche mese fa (ora abita a Londra) e ho immediatamente condiviso questo ritrovamento con Marco, che  ricordava bene il bambino Dov. Questa primavera Marco ed io ci siamo poi recati insieme fino alla casa di Paradiso, dove Dov abitava da bambino con i suoi genitori.

I genitori di Marco Borradori abitavano in via Pioda sopra il cinema “Corso”. Ho un ricordo molto affettuoso di loro. Se Marco divenne l’uomo gentile, affabile, altruista che è stato, lo deve sicuramente anche alla sua fantastica famiglia: la mamma Claudia (una signora molto bella e distinta), il padre avvocato Elio, il fratello Mario. Ricordo pero’ con piacere anche la nonna e bisnonna materna, che assomigliavano come gocce d’acqua a mamma Claudia. Spesso mi recavo da loro per svolgere con Marco i compiti scolastici; fui sempre accolto conindicibile calore e premura. Per altro anche i miei genitori hanno voluto un gran bene a Marco durante tutta la loro vita.

Anche se in modo periferico, vivevamo il contesto storico del periodo. Nel maggio 1967 (in piena guerra israelo-araba dei sei giorni) il nostro maestro di ginnastica incoraggiava  il nostro comune amico Dov ad arrampicarsi alle pertiche con la stessa energia profusa dal vincente esercito israeliano Tsahal…

Gli ultimi tre anni delle elementari si svolsero a “Via Massagno” nel palazzo che è sede oggi delle scuole professionali commerciali. L’edificio era nuovissimo e disponeva di ampie vetrate che permettevano una splendida vista sui monti che circondano Lugano. Dopo aver abbandonato i lugubri ricordi delle Scuole di Lugano Centro (e del suo maestro “beat”), il nuovo  edificio ci apriva alla vita;tra le altre cose il pennino da calamaio fu sostituito dalla Pelikan azzurro e rossa, per noi la Ferrari delle stilografiche. Poi le classi erano miste; per nostra gioia arrivarono anche le bambine nostre coetanee.

Durante le elementari cambiammo maestro in media due volte l’anno. All’inizio della terza, il nostro giovanissimo e dolcissimo maestro si chiamava Gianrico Corti (futuro altrettanto ben voluto e rispettato Presidente del Gran Consiglio), che mi ricorda per umanità il Maestro Perboni del libro Cuore.   Ricordo poi in particolare la professionalità della maestra Angela Boffa, una maestra all’antica che ci voleva un gran bene pur  infliggendoci qualche “salutare rigata” sulle mani di tanto in tanto.

A fine anno arrivo’ la brezza primaverile del sessantotto, ed anche la maestra (signora Luisa Petralli) era sorridente e meno autoritaria. Sta di fatto che la scuola in quel periodo era “competitiva” e spronava  a dare il meglio di sé. Tra le varie “competizioni” nelle quali eravamo coinvolti, ne ricordo due in particolare:  la recita cronometrata delle tabelline e la risoluzione di  problemi di aritmetica abbinata a una piccola corsa-sprint. Marco ed il sottoscritto eravamo quasi divertiti da quelle prove, che affrontavamo con un certo successo. In questi giorni scambiavo appunto qualche ricordo nostalgico con Gianmaria Bianchetti (nostro compagno di scuole), futuro avvocato e consigliere comunale di Lugano sulla nostra quinta elementare.

Il ciclo successivo fu il periodo del ginnasio. Dopo le elementari non esistevano  ancora le scuole medie: c’erano la “Scuola Maggiore” (che apriva la via dell’apprendistato professionale) o in alternativa il “Ginnasio” per chi si dirigeva  verso studi superiori. Il Maestro Polli di quinta elementare, che tra le altre cose non disdegnava il buon vino, era decisamente brillante e stimolante. Ci insegno’ persino l’algoritmo

di calcolo della “radice quadrata”. Ci diceva “bambini state attenti, i professori del Ginnasio seguono dei ritmi molto sostenuti, per seguirli dovete prepararvi seriamente.” Visto da oggi, ripenso invece con tenerezza ai nostri (tutto sommato comprensivi)  docenti di ginnasio e liceo: con molti di loro, Marco ed io eravamo fino ai giorni scorsi, in contatto e in amicizia. Tutto sommato il  Ginnasio e il Liceo furono per noi una bella esperienza formativa, forse meno dura della seconda elementaredel “Maestro beat”.

Nel 2003 ripetemmo una splendida cena di fine quinta ginnasio a Capo San Martino. Marco era già al Governo ed era il periodo in cui il Consiglio di Stato inflisse un’ora settimanale di insegnamento supplementare ai docenti delle scuole medio-superiori; tuttavia i nostri insegnanti presenti alla cena tributarono comunque affetto e stima a Marco anche in quell’occasione.

Un periodo importante del periodo ginnasiale  furono gli anni del Tennis da Tavolo. La nostra sede fu prima quella del Circolo Ricreativo Italiano (CRI), pianoterra de Consolato Generale d’Italia e poi quella (più moderna) della palestra polisportiva di Via al Chioso a Cassarate. Nel “ping pong” Marco fu un grande campione, dimostrando una determinazione forse superiore a quella per gli studi, che pure ha sempre affrontato diligentemente e con tenacia. Io stesso incominciai a giocare a ping pong, all’inizio a livello zero, poi allenandomi regolarmente con lui, raggiunsi una classifica più che dignitosa.

Scherzavamo molto sulla società pongistica dell’epoca e sui suoi dirigenti, comunque molto bravi e al fianco dei  giovani. Il Presidente della Società di Tennis da Tavolo ticinese era  il compianto Amedeo Gabella, che ricordava fisicamente e nei discorsi pubblici l’ex-primo ministro italiano Bettino Craxi. Gabella dimostrava vera “leadership” e decisionismo come il politico italiano ed era pure un ottimo giocatore di ping pong. Il Commissario tecnico era invece Walter Massarutto, un dirigente molto distinto e gentile. Nel gioco pero’ non dimostrava lo stesso talento, al punto che, io stesso, in un torneo dove non avevo particolarmente brillato, gli confezionai il cappottino di 21/0 (ventuno a zero).

Tra le altre cose, la società pongistica luganese includeva personaggi chein seguito sarebbero diventati figure importanti della politica ticinese.

 Oltre a Marco Borradori (il migliore di tutti nel ping pong, poi in politica) giocavano anche l’attuale Consigliere di Stato Claudio Zali e Sergio Roic (futuro politico socialista e scrittore). Io pero’ lasciai la scena pongistica dopo tre anni e mi consacrai al mezzofondo (atletica leggera) dove ottenni risultati decisamente migliori. Il destino ha voluto che anche Marco, molti anni dopo, si appassionasse per questo sport.

Parlavo dei suoi genitori: ho un ricordo speciale dell’estate 1973 in cui Marco ed io fummo “assunti” per dei lavoretti nello studio giuridico-notarile di papà Elio. Ci divertimmo un mondo a incollare i francobolli alle buste e ad andare alla Posta per spedire la corrispondenza; tutto cio’ si svolgeva in un ambiente professionale bello e disteso.  Di quel periodo ginnasiale, un altro ricordo mi affiora alla mente. A quattordici anni  il rituale adolescenziale richiedeva l’acquisto del motorino (il famoso Solex);  Marco ed io decidemmo pero’ (in controtendenza) di comune accordo di rinunciarvi e di continuare con la bicicletta fino al conseguimento della patente di guida a diciott’anni. Questo ci costo’ il rispetto di pochi e ironia da parte dei più.

Durante il periodo liceale frequentammo classi diverse ma pianificavamo di condividere l’alloggio per il periodo degli studi universitari a Zurigo. All’ultimo momento mi lasciai pero’ attrarre dal Politecnico di Losanna e la cosa sfumo’. La lontananza pero’ non impedi’ di continuare a vederci. Marco veniva di tanto in tanto in visita a Losanna

 dove ci scambiavamo le nostre impressioni di giovani studenti. Il giorno della discussione del mio dottorato  e relativa festa, Marco mi fece l’onore di partecipare. Per inciso ci fu anche Fabio Pontiggia (futuro Direttore del Corriere) ed altro importantissimo amico.

Poco dopo Marco entro’ in politica sfoggiando fin dall’inizio una professionalità, un talento e un’empatia secondo me difficili da reperire anche tra i politici nazionali e internazionali. Sta di fatto che prima di entrare nella Lega di Giuliano Bignasca, Marco non era ancora stato baciato dalla passione politica. Tra noi due, il più appassionato di politica (almeno a livello teorico) ero io. A partire da quel momento, i nostri incontri si sono un po’  diradati ma senza mai perderci di vista. Per esempio, nel 2011 in occasione di un convegno di matematica che ho coorganizzato al Monte Verità, l’allora Presidente del Consiglio di Stato Marco Borradori ci fece l’onore di un memorabile discorso, molto apprezzato da tutti i colleghi (europei e americani).

Ironia del destino  negli ultimissimi mesi di questa primavera ci siamo visti e sentiti spesso. Difatti, per sfuggire a lock down e coprifuochi francesi mi sono rifugiato a Lugano lavorando a distanza. Dopo le elezioni municipali di aprile, ancora una volta stravinte, Marco mi confido’ di sentirsi incredibilmente stanco, ma pronuncio’ quella frase con il suo solito sorriso disarmante che non destava preoccupazione alcuna.

Francesco Russo

Invece era l’epilogo.