Di nuove varianti del coronavirus si è parlato tanto negli scorsi mesi, ma  quella sudafricana che occupa le prime pagine dei giornali di oggi sembra essere molto più preoccupante di quelle che l’hanno preceduta. 

Identificata inizialmente nel Botswana, ha seminato numerosi contagi in Sudafrica ed è particolarmente preoccupante in quanto contiene un  altissimo numero di mutazioni che le permettono di diffondersi molto velocemente. Alcuni paesi europei hanno già preso  dei provvedimenti e hanno limitato i voli provenienti dal continente africano. 

I casi tuttavia non sono limitati all’Africa. Ce ne sono già alcuni in Israele e almeno un caso in Europa, in Belgio. Inoltre nelle ultime ore si è parlato anche di due contagi nel Regno Unito.  La nuova variante si identifica con la lettera greca Omicron. La lettera Xi è stata saltata volontariamente per evitare di  creare paralleli con il presidente cinese  Xi Jinping. 

La variante Omicron contiene 30 mutazioni nella proteina spike, quella che il virus utilizza per riuscire a portare avanti l’infezione ed è proprio questo che la  potrebbe rendere pericolosa, anche se questo non è ancora certo. Per quanto riguarda il vaccino, il virologo dell’università di Milano Gianguglielmo Zehender ha spiegato: “La prima impressione è che i vaccini non smetteranno del tutto di essere efficaci, ma perderanno qualcosa. La cosa che più mi preoccupa è la rapidità con cui i colleghi africani hanno visto diffondersi la variante, che ha superato in breve tempo anche la contagiosissima Delta”.

Impossibile dire per ora come sia nata la nuova variante, è possibile che sia avvenuto in un soggetto le cui difese immunitarie non sono state in grado di combattere efficacemente l’infezione. “Sappiamo che malati di questo tipo possono dar vita a varianti con molte mutazioni. Ma è impossibile risalire all’origine di Omicron” ha dichiarato Zehender.