Il patrimonio del passato europeo, che ancora appartiene a privati che, loro malgrado, lo preservano, rischia di essere spazzata via dall’Unione Europea.

Diciamocelo: una casa antica è un onere più che un onore, con le finestre dai vetri ondulati non perfettamente sigillate, con le sue classi energetiche non all’altezza delle case in vetro e cemento di nuova generazione.

La nuova normativa europea rischia di rendere inutilizzabile gran parte del patrimonio residenziale privato e pubblico degli italiani e degli europei: una maxi operazione di efficientamento energetico degli edifici prevede che gli immobili siano tutti almeno in classe energetica E.

Al momento però risulta ancora che il 61% degli edifici italiani sia classificato agli ultimi due gradini della scala, e la maggiore parte di questi in classe G.

Foto di Fabien Monteil da Pixabay 

Sia nell’edilizia pubblica (dal 2027) sia in quella privata (dal 2030) secondo la direttiva europea, tutte le case antiche o vecchie che, per necessità fattuale sono ferme alla classe energetica G, dovranno diventare fantasmi fuori dal mercato, con divieto sia di vendere che di affittare l’immobile anche se si dovesse trattare di un rinnovo di contratto con lo stesso inquilino. Tre anni dopo toccherà la stessa sorte agli edifici in classe F, quella appena superiore, e man mano si salirà di livello fino al 2050.

Possiamo benissimo presagire un’Europa simile a quella che doveva presentarsi nel V sec. d.C. alla dine dell’Impero Romano, dove i monumenti erano lasciati in rovina e abbandonati a se stessi. La stessa sorte toccherà ben presto a ville, case coloniche e contadine, le cui pietre rotoleranno nei campi incolti, sui quali già si staranno scavando le fondamenta per supermercati, palazzi a dieci piani e sale convengo in cemento armato: tutti rigorosamente classe energetica A.