Si respira aria di guerra nei  quartieri generali della NATO e dei suoi paesi membri che si stanno preparando ad affrontare l’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe. Circa  100mila soldati russi stanno presidiando i confini con l’Ucraina  e il presidente Vladimir Putin non ha alcuna intenzione di richiamarli. La soluzione diplomatica e pacifica  rimane sempre quella più auspicabile ma la tensione  tra le parti è ormai palpabile. La  NATO non ha nessuna intenzione di limitare la propria  presenza  nei paesi dell’ex Unione sovietica,  così come il presidente  russo non sembra voler scendere a patti. 

Per rispondere a questa situazione, il presidente  degli USA Joe Biden ha modificato radicalmente la sua politica finora cauta e ha annunciato lo stato di allerta a 8’500 soldati americani che potrebbero essere chiamati ad  agire nell’Europa orientale, con lo scopo ultimo di rassicurare i paesi alleati della NATO. Paesi che dovranno anche essi contribuire in caso di intervento, con 40mila soldati attivi nella cosiddetta NRF, ovvero la NATO Response Force, un organismo di forza internazionale che coinvolge gli stati membri. 

Un incontro tra i leader degli stati  membri, tra cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente francese  Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, sembrerebbe aver messo tutti d’accordo raggiungendo una “totale unanimità”. Tuttavia sembrerebbe che molti degli stati membri non abbiano un’idea chiara di come reagire alle  provocazioni della  Russia. In un  comunicato del Palazzo Chigi italiano si legge che c’è una forte necessità di “una risposta comune capace di tenere aperto un canale di dialogo con la Russia per allentare le tensioni, chiarendo nel contempo le gravi conseguenze che un ulteriore deterioramento della situazione potrebbe comportare”. Le divisioni all’interno della NATO si sono già fatte sentire ampiamente con la questione della fornitura delle armi all’Ucraina con alcuni paesi, tra cui la Germania e l’Italia, che si oppongono alla  possibilità di intervenire in questo modo. Molti altri paesi, tra cui la Danimarca e la Spagna, hanno invece prontamente mandato navi da guerra ed aerei che, secondo necessità, saranno pronti ad unirsi alle forze dispiegate dalla NATO. 

La Russia dal canto suo parla di “ambiente aggressivo” attorno al proprio paese. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov  ha  annunciato che Putin “nella sua qualità di comandante in capo delle forze armate e responsabile della nostra politica estera, adotta le misure necessarie per garantire in modo appropriato la sicurezza della Russia e gli interessi dei cittadini russi”. E ha poi aggiunto: “Siamo stati noi ad avviare i negoziati, le consultazioni sulle garanzie di sicurezza, e ci aspettiamo di ricevere risposte scritte, per evitare situazioni tese come queste in futuro. […] Leggiamo dichiarazioni di Paesi Nato decisamente non amichevoli, nei nostri confronti. È questa la realtà in cui viviamo”.