D’ora in poi anche il Nicaragua, dopo aver bruscamente interrotto le relazioni con Taiwan, ha cambiato campo e non riconoscerà più la Repubblica di Cina – Taiwan, isola che la Cina considera parte del suo territorio.
Dal 9 dicembre scorso il governo di Managua, la capitale del Nicaragua, riconoscerà solamente una sola Cina guidata da Pechino.

Nel 1990 il governo nicaraguense di Violeta de Chamorro scelse di riconoscere Taiwan come Cina e ruppe le relazioni con Pechino. Di per sé una simile notizia, il cambio di campo, non farebbe la prima pagina se non fosse che dietro le quinte, per Pechino si tratta di un rapporto importante in quanto va ad assottigliare il numero dei paesi pro Taiwan e verso la Cina, anche perché a Pechino non sarebbe accettabile un paese che le riconosca entrambe.

Ora, il numero di paesi che riconoscono Taiwan sono “solo” 14: Guatemala, Honduras, Haiti, Paraguay ed altre nazioni di scarso peso politico (con tutto il rispetto dovuto), ma ce n’è uno ancora, piccolissimo, ma di alta caratura che va persuaso: lo Stato del Vaticano.

Taiwan

Anche in questo caso Pechino sta lavorando assiduamente, forte di alcune carte da giocare di alto peso. È nota la controversia legata alla Chiesa cattolica. Una delle due Chiese, una sotterranea governata da Roma (fragile e pericolosa per i Cattolici che la seguono) e l’altra più potente, quella ufficiale che riporta al Partito-Stato. Di fatto negli ultimi anni la situazione è migliorata. Sulla base di accordi vaticani le scelte dei ranghi più alti vengono decise di comune accordo, ma il compromesso è ancora molto fragile e richiederà un ulteriore kow-taw, capo chino, da parte del Vaticano.

È presumibile che un punto cardine della negoziazione Vaticano-Cina, sia proprio il disconoscimento di Taiwan e l’applicazione del mantra “una sola Cina” ed è la Repubblica Popolare Cinese di Pechino.

Vedremo come si evolveranno le cose, sarà certamente interessante osservare gli sviluppi come lo è stato ad esempio con il Nicaragua. Sono paesi, quelli rimasti pro-Taiwan, che con una manciata di aiuti economici si possono “convincere agevolmente”… Il Nicaragua è un caso emblematico. Spesso questi paesi  sono guidati da governi corrotti. Vedere il caso del Presidente Daniel Ortega sotto sanzioni da parte di Washington e della UE, rieletto il 7 novembre scorso per il suo quarto mandato consecutivo, ovviamente tenendo in carcere i suoi rivali principali.

Il Ministro degli Esteri Denis Moncada durante l’inaugurazione della nuova Ambasciata cinese l’ha definito un “atto memorabile” ed aggiunto che “siete i benvenuti (cinesi) nel nostro Nicaragua con la certezza che i nostri due paesi avranno davanti a sé un futuro di successi e vittorie”.

Un piccolo passo in avanti, un tassello nel mosaico della completa unificazione della Cina che, come ha detto il Presidente Xi Jinping nel discorso di Capodanno “sarà la completa riunificazione della nostra patria che è un’aspirazione condivisa dal popolo”.

V.Volpi