Henry Kissinger è quasi centenario (ha 99 anni), ma il suo pensiero e le sue previsioni sono sempre, se non valide, molto interessanti. Quasi da farne un oracolo vivente.

La sua esperienza in relazioni internazionali è impareggiabile tanto da essere stata per tutti i Presidenti degli States, da quando incominciò nella Segreteria di Stato fino ad oggi, un consulente molto ascoltato, ma anche spesso non seguito.

Mi ricorda un libro divertente sul Giappone Never take a yes for an answer (non prendere mai un si per un’affermazione). Spesso il si vuol solo dire che ho capito quello che mi hai detto, ma non che sono d’accordo.

A riportarlo alla ribalta è il Washington Post per un articolo che Kissinger ha scritto 8 anni fa, il 15 marzo 2014, in cui parlava della relazione Russia-Ucraina. Ci fece capire che il dramma di oggi sarebbe stato evitabile se le sue conclusioni di allora fossero state ascoltate. Fece di fatto una profezia che si è avverata.

Henry Kissinger

Il pezzo si intitolava To settle the Ucraine crisis, start at the end (per risolvere la crisi ucraina, si inizi dalla fine) ed era ispirato dagli effetti della rivoluzione di Euromaidan, esplosa a cavallo tra il ’15 ed il ’14 dopo che il Presidente Yanukovic aveva rifiutato di firmare l’accordo di associazione con la UE per siglarne uno con la Russia, finendo per essere costretto alla fuga dalla reazione popolare.

Gian Luca Mercuri (CdS) riassume con molti particolari il contenuto dell’articolo. Kissinger, sintetizzando, suggeriva: si ad un’Ucraina associata all’Europa, no ad un’Ucraina nella NATO, si ad un’Ucraina finlandizzata.

Data la posizione geografica e le relazioni internazionali l’associazione all’UE era per Kissinger una soluzione accettabile, ma niente NATO a causa della nota posizione radicata sui principi anti-URSS che di fatto toglieva un ruolo neutrale verso Mosca creando un potenziale conflitto.

Cosa intendeva Kissinger con “finlandizzazione”?  Scriveva: ”saggi leaders ucraini dovrebbero optare per una politica di riconciliazione tra le varie parti del loro paese. A livello internazionale dovrebbero perseguire una posizione paragonabile a quella della Finlandia. Quella nazione non lascia dubbi sulla sua fiera indipendenza e coopera con l’Occidente nella maggior parte dei campi, ma evita accuratamente l’ostilità istituzionale verso la Russia”.

Ora che la frittata è fatta , ci si domanda perché Kissinger sia stato una voce nel deserto. Argomentava che “la Russia deve capire che cercare di costringere l’Ucraina ad uno stato satellite condannerebbe Mosca a ripetere la sua storia ciclica di pressioni reciproche con l’Europa e gli Stati Uniti” . Per converso “l’Occidente deve capire che per la Russia non potrà mai essere solo un paese straniero, infatti non sarebbe in grado d’imporre una soluzione militare senza isolarsi” e per l’Occidente la demonizzazione di Vladimir Putin (ora più che mai) è l’alibi per l’essenza di una politica (leggi UE ed annessi).”

Un uomo della qualità di Henry Kissinger è raro. All’Ambasciata di Tokyo, all’inizio di questo secolo, ho avuto la fortuna di discutere a tu per tu le sue visioni sul Giappone, che bello. Che conoscenza della storia e profondità di pensiero. 

Come tutti i grandi, il personaggio è controverso. Niall Ferguson gli ha dedicato come lode  due volumi, mentre al contrario Christopher Hitchens aspramente critico ha scritto addirittura un Processo di Henry Kissinger.

Nei suoi servizi come Ministro degli Esteri non tutte le ciambelle sono uscite con il buco, ma alcune soluzioni sono state geniali. Si ricordi inter alia il riavvicinamento alla Cina e l’uscita dal Vietnam (accordi di Parigi).

Se pensiamo che sforzo nella sua carriera. Cresciuto in Germania, ebreo, venne rifiutato al ginnasio. A 15 anni la sua famiglia, dopo il 1938 (ricordiamolo) scappò da immigrato prima a Londra, poi a New York. Osservando questo genio politico del realismo mi viene spontaneo domandarmi, ma perché nonostante questi cervelli (Kissinger è stato anche Premio Nobel) a Washington in politica estera non è che brillino? (ricordiamo per esempio una serie di nefandezze come Irak, Afganistan, …). Quelli più dotati danno fastidio? 

V.Volpi